TRASPORTO AEREO. Ryanair contro rimborso passeggeri, UNC: rispetto delle leggi non è optional

Fanno discutere, e non poco, le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Ryanair Michael O’Leary,che contesta il risarcimento ai passeggeri legato alla chiusura dei voli per l’eruzione del vulcano islandese, parlando di turisti che hanno speso 30 euro per il biglietto aereo e ne chiedono indietro 3000. Dichiarazioni che si aggiungono al prossimo aumento delle tariffe sul trasporto dei bagagli. Protesta il segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori e Rappresentante italiano nel Gruppo Consultivo Europeo per i Consumatori (ECCG) Massimiliano Dona: "Michael O’Leary dovrebbe avere più rispetto dei consumatori europei perché è proprio grazie a loro che la sua compagnia ha conquistato il mercato e lui ha fatto un sacco di quattrini. Essere low-cost non può consentire low rights (pochi diritti) quando si reclama un risarcimento".

"Il rispetto delle leggi europee sul trasporto aereo e sui pacchetti turistici non è un optional del quale si può fare a meno a discrezione", dichiara Dona commentando le dichiarazioni rilasciate da O’Leary, che ha appunto annunciato il rifiuto di ogni risarcimento per i viaggiatori. La compagnia low-cost sarebbe inoltre pronta a sfidare la direttiva europea in tema di risarcimento, per i passeggeri vittime del vulcano islandese Eyjafjallajökul.

"Ryanair sta cambiando rotta – prosegue Dona– e sono ormai note alcune condotte commerciali sempre meno rispettose dei consumatori: ecco, allora anche le organizzazioni di consumatori dovranno fare la loro parte! Noi stessi stiamo preparando un dossier da presentare all’Autorità Antitrust ed all’ENAC perché siano valutate alcune pratiche commerciali scorrette attuate dalla compagnia aerea a cominciare dall’aumento delle tariffe per i bagagli durante il periodo estivo. Altro che low cost!". E rincara la dose: "O’Leary dice che sono dei ‘ridicoli bastardi’ quei consumatori che avendo speso 30 euro per un volo, adesso ne chiedono 3.000 indietro, come risarcimento? Dipende da caso a caso – conclude Dona – ma a volte la pretesa è del tutto legittima: anche all’Unione Nazionale Consumatori si sono presentati alcuni turisti che hanno speso poche decine di euro per il biglietto ma, non essendo partiti, reclamano giustamente due o tremila euro cioè il costo del pacchetto turistico non goduto a causa dell’annullamento del viaggio".

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