TURISMO. Adoc: no a tassa di soggiorno e no a sciopero albergatori

L’Adoc dice no sia alla tassa di soggiorno sia allo "sciopero" indetto dagli albergatori di Federalberghi, che minacciano di non accettare prenotazioni per il prossimo 17 marzo, quando si festeggerà l’Unità d’Italia. Secondo l’associazione, alla fine saranno i consumatori e turisti i principali danneggiati da entrambi i provvedimenti. Commenta Carlo Pileri, presidente Adoc: "Da sempre siamo contrari alla tassa di soggiorno, anacronistica e incomprensibile".

E prosegue sottolineando quelle che ritiene lacune del turismo italiano: "Occorre rivedere il sistema delle stelle alberghiere, degli standard di qualità, delle offerte e dei servizi proposti ai viaggiatori. Siamo contrari anche allo sciopero proposto dagli albergatori, a nostro avviso demagogico e inattuabile e contro i consumatori, che sono i principali danneggiati dalla tassa. Non comprendiamo – spiega Pileri – perché gli albergatori non abbiano sostenuto le nostre posizioni fin dall’inizio, esprimendosi in modo poco chiaro sull’introduzione del contributo di soggiorno a Roma. Ad ogni modo, siamo disponibili ad incontrare gli albergatori, se ritirano lo sciopero indetto, per fare fronte comune per il rilancio del settore e per bloccare una tassa iniqua e dannosa".

L’Adoc si sofferma inoltre sulle ripercussioni della tassa di soggiorno sui bed&breakfast, che potrebbero perdere in un anno circa tre milioni di euro. Con il contributo di un euro a persona per notte, al prezzo medio di 35 euro, "una famiglia di quattro persone potrebbe spendere in futuro, per un weekend, circa il 22% in più di quanto spenderebbe oggi – stima Pileri – E aggiungendo la nuova assurda tassa sui musei e i rincari delle tariffe taxi, un weekend per una famiglia di due adulti e un bambino costerà il 9% in più, un aumento di 34 euro rispetto a quanto si pagava nel 2010". Si aggiungono infatti i rincari per le visite ai musei, gli aumenti dei taxi da e per gli aeroporti, e il caro caffè, che nell’ultimo anno, assicura l’associazione, è aumentato del 5,5%.

Conclusione? "I turisti e i pellegrini, a queste condizioni, – afferma Pileri – scapperanno da una Roma sempre più chiusa in sé stessa, una metropoli in rovina".

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