TURISMO. Dopo Roma, è Milano la seconda città turistica d’Italia

In Italia, con 7,8 milioni di presenze all’anno e un turismo d’affari e business al 72%, Milano batte Venezia e Firenze, seconda solamente a Roma. Oltre a superare i centri italiani, il capoluogo lombardo rincorre le grandi capitali del nord come Berlino e Vienna (14,6 e 8,8 milioni di presenze). È quanto emerge dal rapporto della Camera di commercio di Milano, realizzato attraverso l’Università IULM "Competitività della destinazione Milano nel turismo", presentato oggi nel corso di un convegno sul turismo. La Camera di Commercio sottolinea però che si tratta di un turismo più "mordi e fuggi" con soli 2,13 giorni di permanenza media.

Tra i fattori di attrattività, secondo la rilevazione, c’è l’accessibilità aeroportuale: Milanocon oltre 30 milioni di passeggeri supera Barcellona, Berlino, Vienna. Per quanto riguarda i prezzi, la città è a metà classifica con 43 dollari per la cena al ristorante, più di Parigi e ai primi posti per l’albergo con 330 dollari, pari a New York. Trend positivo per gli alberghi, soprattutto quattro e cinque stelle: dal 2002 al 2005 il fatturato cresce del 6,5% con un picco dell’80% dell’occupazione delle camere a settembre.

"Il turismo – dichiara Pier Andrea Chevallard, segretario generale della Camera di commercio di Milano – rappresenta per Milano un settore importante su cui occorre sempre di più puntare per la crescita economica del nostro territorio e in vista dell’Expo 2015. Ecco perché il coordinamento delle istituzioni deve rappresentare un punto di riferimento, di coordinamento organizzativo, di promozione del territorio nel suo complesso".

"La collaborazione tra istituzioni, università e imprese è strategica non solo per promuovere bisogni conoscitivi ma anche per razionalizzare e migliorare i processi di governance – ha dichiarato Giovanni Puglisi Presidente della Fondazione Università IULM e Rettore dell’Università IULM -. Il turismo è una risorsa complessa, sia di tipo pubblico che privato, sia di tipo ambientale che infrastrutturale, che ricade sul quadro di responsabilità che davvero può essere definito pluralista".

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