TURISMO. Multiproprietà, rinvio a giudizio dopo segnalazione di MDC

Il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi (Av) ha emesso il decreto di rinvio a giudizio nei confronti del proprietario della struttura alberghiera "Grand Hotel Grisone srl" (Lago Laceno – Av) a seguito delle denunce presentate dal Movimento Difesa del Cittadino che alla luce dei nuovi avvenimenti si costituisce parte civile nel procedimento. La vicenda ha origini lontane: nel 2004, infatti, 5 consumatori sottoscrissero un preliminare di vendita avente ad oggetto una quota millesimale della struttura alberghiera "Grand Hotel Grisone srl" che dava diritto ai promissari acquirenti di usufruire di uno/due settimane in periodi dell’anno prescelti, dietro corrispettivo versamento di un prezzo variabile dai quattromila ai novemila euro. Gli acquirenti – dietro pagamento del corrispettivo pattuito – usufruirono del servizio nel 2004 e nel 2005 ma erroneamente non la stipula del contratto definitivo.

Il 16 giugno 2005 i soci – proprietari, senza tenere conto dei precedenti preliminari non formalizzati in atto pubblico, vendettero il 100% delle quote della "Grand Hotel Grisone s.r.l." alla "Immobiliare Emmeffe s.r.l. – Roma". Seguirono altre vendite ad altre società – anche con la complicità di un istituto finanziario – fino a quando nel 2006 la società allora proprietaria della struttura (Neam Sas) venne dichiarata fallita dal Tribunale di Verona con la conseguenza che la struttura fu chiusa lasciano gli acquirenti delle quote nell’impossibilità di usufruire delle settimane pattuite.

"La vicenda dei malcapitati acquirenti, appare la genesi di una truffa preordinata e ben articolata – ha dichiarato l’avv. Eugenio Diffidenti, Coordinatore Regionale del Movimento Difesa del Cittadino – ed il rinvio a giudizio di un solo proprietario disposto dalla Procura ci soddisfa solo in parte. Oltre al pericolo incombente della prescrizione, non vi è alcuna certezza sulla possibilità di ottenere effettivamente il risarcimento dei danni subiti dagli utenti e sulla solvibilità dell’imputato", conclude l’avvocato.

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