TURISMO. Multiproprietà, Tribunale Pisa annulla contratto

Il Tribunale di Pisa ha annullato un contratto di multiproprietà a causa del comportamento "doloso" del venditore. I consumatori vittoriosi sono stati difesi in giudizio dai legali della Confconsumatori di Pisa ai quali si sono rivolti una volta constatato che la multiproprietà acquistata in realtà non esisteva. Il Giudice, tuttavia, ha accolto solo parzialmente le domande proposte dagli avvocati. In particolare ha stigmatizzato il comportamento del venditore, il quale ha minacciato i consumatori che se non avessero sottoscritto il contratto avrebbero dovuto sborsare € 3000,00: esso è stato considerato motivo di dolo e quindi causa di annullamento del contratto, in quanto i raggiri usati da uno dei contraenti sono tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contrattato.

Per quanto riguarda l’altra domanda, ovvero la condanna solidale anche della società finanziaria, gli attori avevano invocato il collegamento funzionale fra i due contratti (c.d. mutuo di scopo).Nel caso di concessione di un mutuo finalizzato all’acquisto di un determinato bene, infatti, è possibile che si crei un collegamento stretto tra i due negozi, tale che la sorte dell’uno abbia diretta ripercussione su quella dell’altro.

Il Giudice però non ha accolto tale seconda domanda, in quanto "per giurisprudenza costante affinché possa configurarsi un collegamento negoziale in senso tecnico non è sufficiente un nesso occasionale tra i negozi, ma è necessario che il collegamento dipenda dalla genesi stessa del rapporto, dalla circostanza cioè che uno dei due negozi trovi la propria causa (e non il semplice motivo) nell’altro, nonché dall’intento specifico e particolare delle parti di coordinare i due negozi, instaurando tra di essi una connessione teleologica, soltanto se la volontà di collegamento si sia obiettivata nel contenuto dei diversi negozi potendosi ritenere che entrambi o uno di essi, secondo la reale intenzione dei contraenti, siano destinati a subire le ripercussioni delle vicende dell’altro. In particolare, la Corte di Cassazione esclude che la configurabilità di un mutuo di scopo possa derivare dal semplice fatto della qualificazione del mutuo in termini di prestito al consumo e dalla circostanza dell’avvenuto versamento della somma dalla banca al venditore su delega irrevocabile del mutuatario, qualora gli accordi tra le parti prevedano espressamente la "totale estraneità" del mutuante "al rapporto commerciale con il venditore ed a qualsiasi altro rapporto ad esso collegato, sussistente con terzi (Cass. Sez. I, sent. 12567 del 8/7/2004)"

Comments are closed.