TURISMO. Multiproprietà, Corte Appello Bologna dichiara nullità del contratto

Ancora una significativa vittoria dei legali Confconsumatori in materia di multiproprietà. La Corte d’appello di Bologna, infatti, con sentenza n. 1209/10, ha dichiarato la nullità del contratto di acquisto di una multiproprietà, sottoscritto da una coppia di associati Confconsumatori. La Corte ha accertato la nullità del contratto, avente ad oggetto l’acquisto del diritto esclusivo di occupazione in sistema fluttuante Trust nei complessi turistico-immobiliari di certo Club La Costa "nel periodo di codice rosso di stagione Alta…" a causa della sua assoluta indeterminatezza. Secondo il giudice, la stessa discende dalla mancata indicazione del "periodo di tempo durante il quale può essere esercitato il diritto oggetto del contratto e la data a partire dalla quale l’acquirente può esercitare tale diritto", non essendo sufficiente limitarsi a parlare, come nella specie, di periodo rosso.

È stata così ribaltata la precedente sentenza del Tribunale di Parma, che aveva invece ritenuto assolutamente infondata la richiesta di nullità per indeterminatezza dell’oggetto, perché il medesimo, seppur non determinato era, a suo parere, certamente determinabile sulla base della documentazione consegnata agli acquirenti.

Confconsumatori, ormai da anni critica nei confronti nel sistema di queste operazioni di cosiddetto timesharing – segnala che peraltro la società venditrice è stata dichiarata fallita, con l’effetto che i consumatori non potranno recuperare né la somma versata per l’acquisto, né le spese giudiziali corrisposte in esecuzione della sentenza di primo grado.

La sentenza, secondo l’avv. Giovanni Franchi, il legale Confconsumatori che ha difeso nel giudizio d’appello la coppia insieme all’avv. Manes Bernardini, "conferma l’orientamento giurisprudenziale espresso da diverse altre sentenze dei Tribunali di Trieste, di Verona e persino di Parma, che in seguito ha mutato il proprio giudizio, per le quali il contratto di acquisto di queste multiprietà è nullo a causa della indeterminatezza dell’oggetto, non bastando specificare che l’acquirente potrà utilizzare il bene nel periodo rosso, dovendosi invece indicare con chiarezza i giorni destinati all’utilizzo. Il fatto che la società venditrice sia fallita e sia passato tanto tempo dall’inizio del giudizio (maggio 2002) comporta – sempre per l’avv. Franchi – che i consumatori abbiano motivo per chiedere l’indennizzo allo Stato secondo quanto previsto dalla legge Pinto (legge n. 89/2001)".

Comments are closed.