TURISMO. Protestano stabilimenti balneari. Adoc: rischio aumento dei prezzi

L’Adoc chiede che vengano stabilite regole fisse e chiare sulle concessioni demaniali marittime, nel giorno che ha portato in piazza gli imprenditori balneari di Sib-Fipe/Confcommercio e Fiba-Assoturismo/Confesercenti "per ribadire ancora una volta la preoccupazione per lo stato di incertezza in cui si trovano gli stabilimenti balneari e per manifestare timore e dissenso per il pericolo che le imprese possano essere messe all’asta". Gli imprenditori richiamano l’attenzione sull’assenza di una nuova disciplina del settore.

Sostiene l’Adoc a partire della manifestazione: "L’incertezza sulle concessioni demaniali marittime rischia di ripercuotersi negativamente sui consumatori, con aumenti dei prezzi imposti dagli stabilimenti balneari". Per questo, con particolare attenzione al lido di Ostia dove dovrebbe applicarsi la tassa di soggiorno di un euro, l’associazione annuncia controlli a sorpresa per verificare tariffe e applicazione della tassa.

"L’assenza di certezze sulle concessioni demaniali marittime rischia di gravare sui consumatori, che potrebbero vedere aumentati i prezzi dei servizi forniti dagli stabilimenti balneari – dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – occorrono regole chiare e fisse sulle concessioni, l’indeterminatezza può spingere i titolari degli stabilimenti a imporre prezzi più alti ai bagnanti, per recuperare eventuali future perdite. Un rincaro dei costi potrebbe essere inoltre determinato dall’applicazione della tassa di soggiorno, prevista per Ostia. Il contributo comporterà un crollo della clientela non romana pari al 15-20% e un probabile aumento delle tariffe per sostenere le perdite. Ad ogni modo, gli "sceriffi" dell’Adoc effettueranno dal 1° maggio controlli a campione negli stabilimenti, per verificare sia le tariffe attuate che le modalità d’applicazione della tassa. Ancora oggi, difatti, risulta di difficile comprensione il modo di riscossione della tassa, del valore di un euro, che verrà imposta ai non residenti che accedono agli stabilimenti di Ostia".

In sospeso – ormai una questione che si trascina da anni – rimane la questione dell’accesso alla spiaggia che dovrebbe essere libero ma, spiega Pileri, "spesso e volentieri viene fatto pagare, magari inserito nel costo d’affitto di ombrelloni e lettini. E nel Lazio, proprio sull’arenile di Ostia, solo il 20% delle spiagge prevede l’accesso libero. Al contrario, il numero di spiagge libere deve essere congruo e garantito. Tra contributi, divieti d’accesso e costi proibitivi (in media una famiglia ha speso l’anno scorso quasi 100 euro per una giornata al mare), i turisti e i non residenti il mare di Roma potranno vederlo solo in cartolina".

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