TUTELA CONSUMATORI. Acquisti online da siti stranieri, a chi rivolgersi in caso di controversia?

Sono sempre più numerosi i consumatori che acquistano prodotti online, da siti stranieri. Ma in caso di controversia, a quale giudice deve rivolgersi il consumatore europeo? Altroconsumo ricorda quanto ha stabilito la Corte di Giustizia europea: secondo il regolamento Ce 44/2001 le azioni nei confronti di persone domiciliate sul territorio di uno Stato membro devono essere proposte davanti ai giudici di quello Stato. Dunque, se si vuol fare causa ad un sito straniero occorre citarlo presso il tribunale straniero.

In caso di contratti di consumo, il consumatore non potrà fare causa davanti al giudice del suo domicilio a meno che le attività del venditore siano "dirette verso" lo Stato membro in cui il consumatore è domiciliato. Le condizioni affinché un consumatore può rivolgersi ai giudici del suo Paese sono le seguenti: il sito deve offrire i propri servizi o i propri beni in più Stati membri specificatamente indicati; deve impegnare risorse finanziarie in un servizio di posizionamento su internet presso il gestore di un motore di ricerca al fine di facilitare ai consumatori domiciliati in quegli Stati l’accesso al proprio sito; l’attività del sito deve avere natura internazionale (propria di alcune attività turistiche).

Possono costituire indizi che dimostrano l’attività transfrontaliera del commerciante:

  • i recapiti telefonici con indicazione del prefisso internazionale;
  • l’utilizzazione di un nome di dominio di primo livello diverso da quello dello Stato membro in cui il commerciante è stabilito (ad esempio: .de) o l’utilizzazione di nomi di dominio di primo livello neutri (quali .com o .eu);
  • la descrizione di itinerari a partire da uno o più altri Stati membri verso il luogo della prestazione dei servizi;
  • la menzione di una clientela internazionale composta da clienti domiciliati in Stati membri diversi, in particolare mediante la presentazione di testimonianze provenienti dai clienti stessi;
  • il consentire ai consumatori di utilizzare un’altra lingua o un’altra moneta rispetto a quelle abitualmente utilizzate nello Stato membro del commerciante.

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