TUTELA CONSUMATORI. Adiconsum, Giordano: unità, bilateralità, Europa

A un giorno dalla sua proclamazione ufficiale a segretario generale di Adiconsum, Pietro Giordano illustra ad Help Consumatori alcune sue idee sul futuro dell’Associazione e sulle prospettive del movimento dei consumatori in Italia. "Adiconsum – spiega Giordano – è sempre radicata nel presente e nel passato e in questi anni il lavoro dell’organizzazione è stato portato avanti da decine di lavoratori. La mia linea sarà in continuità con tutto questo, ma sono convinto che siamo ad una svolta nel movimento consumerista italiano: accanto alla tradizionale tutela individuale che si è fatta presso gli sportelli delle Associazioni, oggi è indispensabile andare verso la tutela collettiva. Questo vuol dire che al di là dei vari regolamenti di conciliazione raggiunti con questa o con quella azienda bisogna realizzare una vera e propria negoziazione che tuteli collettivamente i consumatori".

"Sono anche convinto – aggiunge in neo segretario generale – che il futuro del movimento consumerista sia la bilateralità. Bilateralità che significa non pensare più ai fondi pubblici, che sono stati quelli che hanno permesso fin’ora la sopravvivenza delle AACC, ma cominciare a pensare a veri e propri enti bilaterali. Devono essere questi enti, sulla scorta della negoziazione che si realizza, a finanziare questo tipo di attività. Soprattutto in un momento di crisi come questo, in cui i fondi pubblici vanno a diminuire, è necessario sviluppare nuovi strumenti di finanziamento e di proselitismo".

Quale può essere il ruolo delle AACC nel panorama politico di oggi?

"Credo che il ruolo delle AACC debba essere sempre maggiore, ma sempre nell’autonomia della politica, cioè al di là dei Governi che si succedono, non schierandosi da una parte o dall’altra, ma giudicando, nel merito, le azioni del Governo".

Rispetto alla collaborazione tra le AACC, crede che si possa raggiungere una maggiore unità?

"Io sono profondamente convinto che così come sono messe le AACC non sono vincenti: 18 Associazioni nazionali e una quarantina di Associazioni regionali non possono essere il futuro del consumerismo. Credo che sia indispensabile cominciare a ragionare per intese stabili tra Associazioni, intese che non cambiano di volta in volta ma che mantengono, su alcuni contenuti, posizioni stabili nel tempo. Come accade, ad esempio, nel mondo sindacale, dove le alleanze non sono funzionali a degli spot, ma restano stabili ed hanno una strategia comune. Questo significa che ognuno di noi deve rinunciare a pezzi di protagonismo che spesso sono fini a se stessi o ad apparire sui mass media, senza creare una vera strategia politica a lungo termine. Se il mondo del consumerismo fa proposte serie, di concertazione e non soltanto di scontro, riuscirà a trattare con le aziende, per trovare punti di accordo su cui lavorare insieme. A tal proposito sottolineo il fatto che la legislazione sul consumerismo è datata: l’assoluto divieto di contaminarsi con le aziende è una cosa da anni ’70. Il nuovo consumerismo si basa sul dialogo, ma tarda ad affermarsi in Italia".

Un esempio di questa divisione forse può essere la proposta di legge popolare "Libera labenzina!", sostenuta da Adiconsum e da altre Associazioni, ma non da tutte. Perché?

"Stiamo pagando gli errori del passato, quando ogni Associazione si muoveva per conto proprio. Oggi c’è ancora diffidenza, anche perché gli schieramenti tra le AACC non sono ben chiari. Io non sono convinto che riusciremo ad arrivare ad un’unica aggregazione di 18 Associazioni, ma sarebbe già un passo avanti se ci fossero due o tre grandi aggregazioni che individuano strategie e che di volta in volta trovano azioni e obiettivi comuni. Credo che il futuro sia questo altrimenti ritorniamo ad alleanze a variazione, che non si riuniscono attorno ad una stessa visione del consumerismo o del paese in generale. Ad esempio, Casper è un’aggregazione, secondo me, eterogenea politicamente che si unisce su singoli temi. A me piacerebbe, invece, un’aggregazione su un’azione di prospettiva".

Quali sono i settori in cui si sono fatti i maggiori passi avanti per la tutela del consumatore ein quali c’è ancora tanto da fare?

"Secondo me i settori in cui si è fatto molto sono il turismo, il commercio, la telefonia, il credito e l’energia dove abbiamo avuto un’Autorità che ha creato le condizioni favorevoli al consumatore. Dall’altro lato c’è ancora tanto da fare nella sanità, soprattutto, e nei trasporti pubblici. Nel settore dei trasporti, gli accordi che abbiamo raggiunto sono soltanto i primi passi, poiché dobbiamo andare oltre le singole azioni, verso una strategia complessiva. Oggi il vero tema è l’integrazione tra i diversi trasporti, aereo, ferroviario, urbano, navale eccetera. Purtroppo il Governo non ha un piano strategico sui trasporti, ma non lo abbiamo neanche noi Associazioni. Le tutele ottenute fino ad oggi sono state quindi sui singoli settori".

Catricalà, nella sua ultima relazione, ha lanciato un forte appello all’Italia e alla mancanza di concorrenza. Secondo lei la concorrenza va di pari passo con la tutela del consumatore?

"Vanno di pari passo, ma non sempre le Associazioni dei consumatori si sono mosse in questo senso. Oggi in Italia ci sono delle false liberalizzazioni, forse soltanto il settore aereo ne ha avuta una reale, mentre abbiamo tanti monopoli mascherati da liberalizzazioni. Come dice Catricalà abbiamo una liberalizzazione sulla carta, ma non reale. Purtroppo bisogna dire che anche nella cultura di un pezzo del consumerismo italiano c’è l’idea che la liberalizzazione deve avere comunque una presenza forte dello Stato. Secondo me le due cose non vanno d’accordo: ad esempio non è immaginabile che nei trasporti ci sia un’ingerenza forte e un finanziamento dello Stato e al contempo la liberalizzazione. Lo Stato deve avere il ruolo di controllo e regolatore, non può ingerirsi nei settori. Purtroppo non tutto il movimento del consumerismo italiano è d’accordo su questo punto quindi si tarda a sviluppare una reale cultura di liberalizzazioni".

Uno sguardo all’Europa: il ruolo dell’Italia è più passivo o propositivo?

"Credo che realtà come il Beuc abbiamo poco a che fare con il consumerismo che io ho in testa. Anche lì manca una grande aggregazione associativa che dia respiro al consumerismo in Europa. Ci sono singole posizioni, ma non c’è una reale aggregazione sociale che rappresenti il movimento del consumerismo in Europa. Dobbiamo lavorare affinché ci sia una grossa associazione dei consumatori europea che non vuol dire un’associazione istituzionale ma un corpo unico in cui ci siano associazioni di diversi paesi".

di Antonella Giordano

La riproduzione di questo contenuto è autorizzata esclusivamente includendo il link di riferimento alla fonte Help Consumatori

 

Comments are closed.