TUTELA CONSUMATORI. Aiazzone, ritardi nella consegna dei mobili, cosa fare?

Dopo il Movimento Difesa del Cittadino anche il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano (CTCU) denuncia il caso della mancata consegna di merce ordinata presso mobilifici, in particolare presso i negozi del marchio Aiazzone. "I reclami per mancati o ritardati adempimenti si presentano ormai quasi quotidianamente – scrive in una nota il CTCU che presenta il caso particolare di una giovane coppia che ha sottoscritto un ordine di acquisto di una cucina e di mobili per il soggiorno presso il negozio Aiazzone di Bolzano, impegnandosi per un corrispettivo di circa 12.000 euro. "Per far fronte all’ingente spesa la giovane coppia aveva deciso di accendere anche un finanziamento. Il tutto – contratto di acquisto con contratto di credito collegato – era stato formalizzato lo scorso giugno, con consegna prevista entro i due mesi successivi. Ad oggi – denuncia l’Associazione dei consumatori – nonostante svariate richieste di chiarimenti e di solleciti inoltrati al punto vendita, nessuno è stato in grado di precisare loro quando potrà avvenire materialmente la consegna dei beni ordinati. A ciò si aggiunga l’assurdo che la giovane coppia ha già dovuto corrispondere le prime rate del finanziamento sottoscritto".

Il CTCU spiega cosa fare per far valere i propri diritti. "Il codice civile prevede alcuni rimedi per ovviare a simili casi – informa Cristian De Massari, consulente del CTCU, secondo cui il consumatore deve per prima cosa decidere se accettare il ritardo della consegna o richiedere la risoluzione del contratto, puntando alla restituzione dell’eventuale caparra versata. Se si opta per la seconda opzione, bisogna verificare se nel contratto è stato fissato un "termine di consegna essenziale", che offre ai consumatori una certezza in più nel far valere i propri diritti. Se il contratto prevede solo un termine di consegna indicativo (ad es. "consegna dal 05/11/2010 al 12/11/2010"), il CTCU consiglia di inviare alla ditta venditrice una diffida ad adempiere alla consegna dei beni ordinati (a mezzo raccomandata a.r.), fissando un termine ultimativo ed inderogabile per l’adempimento di 15 giorni e contenente l’avviso alla controparte che, decorso inutilmente detto termine, il contratto sottoscritto s’intenderà risolto di diritto (art.1454 codice civile). Trascorso tale termine senza che sia avvenuta la consegna, il consumatore potrà procedere con la richiesta di rimborso immediato degli acconti versati e anche con quella di un risarcimento dei danni subiti e dei disagi affrontati a seguito del ritardo e dell’inadempimento di controparte".

"Nel caso in cui sia stato sottoscritto anche un contratto di finanziamento collegato – continua il CTCU – la diffida ad adempiere va comunicata per conoscenza anche al soggetto che ha erogato il prestito, come anche l’eventuale successiva avvenuta risoluzione del contratto". Non bisogna, però, interrompere il pagamento delle rate del finanziamento, perché si rischia di venir inseriti nella lista dei clienti morosi. Infatti, allo stato attuale della normativa sul credito al consumo, per poter risolvere anche il contratto di finanziamento legato ad un acquisto di merce va "provato" il cd.collegamento funzionale con il contratto di acquisto vero e proprio e questa non è una circostanza semplice e scontata".

"La risoluzione di un contratto in ogni caso – conclude il CTCU – è una decisione che va ponderata molto bene, a prescindere dall’esistenza di un contratto di finanziamento collegato. Bisogna tener presente che la controparte potrebbe anche incaricare un proprio legale, con la conseguenza che il caso finisca davanti al giudice. I consumatori, pertanto, faranno bene a consultarsi con un consulente di fiducia. A chi non desideri optare per la risoluzione del contratto, il consiglio è quello di insistere senza tregua per la consegna dei mobili".

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