TUTELA CONSUMATORI. Commissione Ue: al bando pellicce di cane e gatto

La Commissione europea scende in campo contro le pellicce ricavate da animali domestici. Il commissario per la Salute e la Protezione dei consumatori, Markos Kyprianou, ha presentato ieri una proposta di direttiva per mettere al bando le importazioni, le esportazioni e la vendita di pellicce di cane e gatto, di fattura prevalentemente cinese, nei paesi dell’Unione. Una richiesta che lo scorso anno era stata avanzata anche dall’Italia.

La proposta di direttiva approvata punta a creare un approccio armonizzato e proibisce ogni tipo di produzione, vendita, importazioni ed esportazioni di pellicce di cani e gatti nell’Unione europea, indicando un metodo di scambio di informazioni per rilevare la presenza di partite di pelli di cani e gatti. «La messa al bando proposta oggi – ha aggiunto il commissario – significa che i consumatori possono stare certi che non stanno inavvertitamente comprando prodotti che contengono pelliccia di cani o gatti. In vista di un ampio sostegno politico per questa misura, sono fiducioso che il Parlamento europeo e il Consiglio faranno in modo che venga adottata il prima possibile». La Commissione ha ricevuto molte segnalazioni riguardo alla presenza di pellicce di cani e gatti non solo nei capi d’abbigliamento, ma anche in alcuni accessori e nei giocattoli per bambini.

Sia il Parlamento che il Consiglio hanno chiesto all’esecutivo di mettere a punto una proposta per arginare il fenomeno delle importazioni, tanto più che in Europa non vengono prodotte pellicce di questo genere. Per attuare in modo efficace la messa al bando, occorre trovare metodi efficaci per riconoscere le pellicce di cani e gatti e distinguerle da altre pellicce, anche quando sono state sottoposte a trattamenti particolari. Secondo la proposta di direttiva, gli Stati membri dovranno scambiarsi regolarmente informazioni sui metodi per rilevare queste pellicce e condividere i test che si sono dimostrati più efficaci. Tuttavia, ha specificato Kyprianou, questo non è il primo passo verso la messa al bando di altre pellicce, ma solo la risposta ad una particolare sensibilità dei consumatori europei, ossia l’amore per gli animali domestici.

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