TUTELA CONSUMATORI. Congresso nazionale Adiconsum. Intervista a P. Landi

"Consumerismo e territorio. Per un consumo consapevole,per un mercato responsabile" è questo il titolo del quinto congresso nazionale di Adiconsum. L’associazione dei consumatori fa un bilancio sui 20 anni di attività e riflette sulle strategie da mettere in atto per affermare un consumo consapevole rivolto allo sviluppo del paese e non alla speculazione finanziaria. Help Consumatori ha chiesto al Segretario generale Paolo Landi un’anteprima del congresso.

Quali sono i numeri con cui Adiconsum arriva al congresso nazionale?

Adiconsum oggi rappresenta 127.600 iscritti, abbiamo una presenza su tutto il territorio nazionale con oltre 350 sportelli; i congressi territoriali che abbiamo fatto da settembre a oggi sono 136 e quelli regionali sono stati 20. Tra congressi territoriali e regionali sono state coinvolte oltre 4mila persone nella discussione di tesi che avevamo predisposto e inviato per il dibattito sul territorio. La fase congressuale dunque è iniziata con le tesi predisposte a giugno, con l’avvio dei congressi territoriali e regionali, fino ad arrivare al congresso nazionale che si tiene il 27, 28 e 29 novembre a Roma, cui partecipano 166 delegati eletti dai congressi regionali.

Quali sono gli aspetti centrali del congresso?

In questi 20 anni, 21 dall’atto costitutivo di Adiconsum, riteniamo che ci sia stata una grossa conquista da parte dei consumatori in termini di diritti individuali, attraverso le direttive e attraverso il Codice del Consumo. Questi diritti individuali sono estremamente importanti e significativi, tanto che il diritto del consumo è insegnato anche all’interno dell’università. E’ un risultato certamente apprezzabile come è apprezzabile la crescita della cultura da parte della gente in termini di diritti, che prima non si aveva, e il ruolo delle associazioni dei consumatori all’interno del nostro Paese. Quali sono le sfide che oggi portiamo per il futuro? In primo luogo ci prefissiamo di conquistare una normativa che ci consenta di tutelare i consumatori sul piano collettivo, e dunque la class action. In assenza di questo strumento le imprese sanno di restare impunite e le pratiche commerciali esplodono. Quindi la prima esigenza è quella di avere degli strumenti efficaci per contrastare le pratiche commerciali scorrette; una seconda sfida riguarda tutta la tematica della pubblica amministrazione e della salute. Sui beni di consumo abbiamo acquisito tutta una serie di normative e di ruoli importanti, invece sul versante della pubblica amministrazione e della salute, come associazioni dei consumatori non abbiamo fatto sostanzialmente nulla; qui ci sono grossi problemi in termini di diritto e di qualità di servizio. Noi ci auspichiamo che le associazioni dei consumatori acquistino un ruolo, nel futuro, in grado di negoziare e discutere non le carte di servizio, ma i contratti di servizi e gli standard di qualità del servizio. Quindi delle associazioni dei consumatori che vanno oltre l’informazione, oltre la tutela individuale, per porsi il problema di contrattare standard di qualità nei vari servizi, a livello nazionale e a livello del territorio. Una terza sfida per i prossimi anni di lavoro riguarda la cosiddetta negoziazione, che oggi abbiamo avuto a livello nazionale con le grandi imprese di servizio sulle procedure conciliative; noi ci proponiamo di trasferire queste esperienze positive anche a livello territoriali, cioè nella tutela legata ai servizi pubblici locali. Una quarta sfida riguarda l’aspetto più culturale e cioè il discorso del consumo consapevole. Come Adiconsum abbiamo già fatto diversi progetti in questa direzione, sul risparmio dell’energia, sulla sicurezza di internet per i ragazzi, sull’uso responsabile del denaro; tutte queste iniziative rivolte al tema del consumo responsabile, a nostro avviso, devono fare parte del Dna di un’associazione che deve porsi anche problemi di carattere culturale. Rispetto ad un mercato che vuole quello che noi abbiamo definito un turbo consumatore, cioè un consumatore che deve consumare il più possibile perché indotto dalla pubblicità, vogliamo contrapporre un consumo responsabile che riguarda i temi tradizionali dell’energia, dell’uso responsabile del denaro rispetto all’indebitamento, l’utilizzo sicuro di internet nelle scuole, che riguarda anche l’imballo ecologico dei prodotti, senza gli sprechi che abbiamo oggi. Ecco questa rappresenta una sfida culturale molto importante per il futuro. Un altro aspetto fondamentale è il rapporto con le istituzioni; riteniamo che oggi ci sia il bisogno di regole nuove sulla rappresentanza delle associazioni dei consumatori perché altrimenti si va incontro ad una polverizzazione della rappresentanza. Un esempio su tutti è la Regione Lazio in cui ci sono 35 associazioni riconosciute e questo provoca un indebolimento della rappresentanza.

Quali sono le sue idee di regole nuove?

Regole più rigide rispetto al riconoscimento a livello regionale e nazionale, sia in termini di iscritti, sia in termini di statuto e di effettiva presenza sul territorio, con sportelli attivi che danno assistenza ai consumatori. Siamo di contro favorevoli al fatto che tra le associazioni dei consumatori ci sia unità d’azione sui grossi temi, perché solo così possiamo essere vincenti. Nei prossimi 4 anni, a nostro avviso, ci sono tutte le condizioni per crescere in termini di ruolo, di rappresentanza, in termini di servizi sul territorio ad una condizione importante: che si faccia una scelta di consumerismo che risponde ai problemi della gente, cercando di evitare di scivolare su un consumerismo demagogico, di mera denuncia, che può trovare facili consensi ma che a lungo andare non risolve i problemi della gente e non dà risposte, quindi non ha una prospettiva di crescita.

Dal punto di vista del consumatore cosa significa oggi essere protagonista di un consumo responsabile?

Le cose da fare sono soprattutto 3: un uso razionale e responsabile dell’energia, che porta a ridurre il consumo d’energia senza ridurre il confort; un uso responsabile del denaro rispetto a tutte quelle forme di incentivo di acquisti a debito. Oggi abbiamo un’esplosione di domande dal Fondo prevenzione usura del Ministero, da parte di famiglie che non ce la fanno più perché non hanno nessuna capacità di pagare il debito che hanno accumulato con "acquista oggi e paga domani". C’è bisogno dunque di fare un’operazione di consumo consapevole di fronte al facile consumo indotto dalle pubblicità di acquisti a debito che poi si ritorcono contro, soprattutto in questa prospettiva di crisi. Una crisi finanziaria che è cresciuta soprattutto in base ad una catena di Sant’Antonio, costruita su prodotti di risparmio inventati su carta straccia. Qui ci sono pesanti responsabilità delle autorità monetarie che avrebbero dovuto fare dei controlli, e delle banche centrali, che avrebbero dovuto impedire determinati comportamenti e non avvallarli; basta pensare alla vicenda Cirio e Parmalat o a quella dei derivati che sono stati venduti a tutti i comuni senza che né la Banca d’Italia né il Ministro del Tesoro ne appurassero la natura. Per il futuro dunque bisogna ricreare regole nuove considerando che mercato e finanza sono strumenti al servizio dello sviluppo; occorre ritornare alla logica base per cui fondamentali sono i progetti di sviluppo industriale e dei servizi, la finanza deve essere funzionale a questo. E quando si vedono comportamenti speculativi del mercato bisogna intervenire per bloccarli. E aggiungo un altro punto rispetto a questa crisi finanziaria che riguarda i trasporti, le poste e tutti quei servizi che hanno subito liberalizzazioni all’insegna del mercato. Questo significa che molti trasporti del Mezzogiorno verranno chiusi, gli investimenti sulla banda larga nelle aree dove non c’è business non verranno fatti, molti uffici postali saranno chiusi. Secondo noi bisogna ritornare ad un riesame di tutta una serie di scelte fatte all’insegna del mercato come riferimento, quando invece bisogna tornare alla garanzia del servizio per lo sviluppo del paese.

Cioè in alcuni settori non dovrebbero esserci le liberalizzazioni?

Non dico assolutamente di azzerare tutto ma di procedere con vincoli maggiori di quelli che abbiamo avuto oggi, altrimenti i risultati saranno un disastro rispetto allo sviluppo del paese. Dobbiamo riconsiderare le scelte fatte alla luce di 2 vincoli importanti: garanzia di sviluppo al paese in termini di investimenti e garantire la qualità dei servizi.

Qual è il ruolo delle nuove tecnologie nel panorama consumerista italiano?
Sulle nuove tecnologie noi abbiamo già aperto molti problemi. Il primo è quello legato al passaggio dall’analogico al digitale, avviato in Sardegna e in Val d’Aosta, che riguarda tutta l’Italia e che Adiconsum sta seguendo dal punto di vista dei costi e dei disagi. Ci stiamo battendo affinché non ci sia nessuna preferenza rispetto al digitale terrestre attorno a cui ruotano grossi interessi da parte di Mediaset, ma devono essere valorizzate tutte le piattaforme, da quella terrestre, a quella satellitare a quella via cavo. Bisogna poi farsi carico di tutti i problemi in termini di costi e informazioni che il passaggio provoca alle famiglie. Un tematica nuova su cui riflettere è quella dei social network e dell’uso delle nuove tecnologie da parte dei giovani. Noi siamo favorevoli ma ad un approccio preventivo, che dunque riflette sulle tutele soprattutto rispetto ai minori. Il nostro congresso è preceduto da un convegno proprio su questo tema.

Per concludere, cosa pensa della legge approvata in Italia sulla class action?

La legge uscita dal Parlamento è una legge totalmente inefficace, che crea delle grandi attese, ma che non può soddisfarle perché è una sentenza non esecutiva e prevede una procedura lunghissima. Le imprese che decidono fin dall’inizio di resistere, restano impunite e hanno la certezza di non pagare una lira di spese legali. Quindi finisce per essere una normativa che può avere un ruolo in termini di immagine dell’impresa denunciata, ma in termini giuridici è una normativa priva di efficacia. Inoltre è una legge che non valorizza gli aspetti contrattuali quindi fa assolutamente migliorata. Ma, anche se ha tutti questi limiti, è importante che al 1° gennaio 2009 entri in vigore, poi sarà nostro compito lavorare per migliorarla.

In cosa potrebbe essere migliorata?

Prima di tutto si deve introdurre la sentenza esecutiva; il secondo cambiamento sostanziale che occorre è quello della procedura di conciliazione prima della sentenza e non dopo. Il terzo aspetto importante è quello della semplificazione perché con l’attuale procedura, con i vari gradi di appello si può arrivare tranquillamente ai 10 anni e le sentenze nel consumerismo, soprattutto se si tratta di cifre modeste che coinvolgono milioni di consumatori, devono arrivare in tempi brevi.

di Antonella Giordano

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