TUTELA CONSUMATORI. Contratti a distanza, CODICI critica direttiva in esame dall’Ue

Ormai anche in Italia si sta diffondendo sempre di più la vendita a distanza, cioè la stipula di contratti negoziati tra un consumatore e un operatore commerciale, per la fornitura di beni o la prestazione di servizi, al di fuori dei locali commerciali. In poche parole si tratta di acquisti effettuati on-line, attraverso il mezzo televisivo o "porta a porta" o telefonicamente.

Da una recente indagine Istat si apprende che il 22,7% dei navigatori italiani utilizza internet per acquistare beni; i consumatori che ricorrono di più a questa pratica sono i maschi di età compresa tra i 20 e i 44 anni. Nell’Unione Europea le vendite a distanza sono disciplinate dalle direttive comunitarie 85/577/CEE e 97/7/CE.

Il CODICI-Centro per i Diritti del Cittadino avverte, però, che attualmente è all’esame della Commissione Ue una proposta di direttiva sul diritto di recesso che, "se dovesse essere accolta, rappresenterebbe, certamente un indubbio passo indietro per gli acquisti a distanza e per la tutela degli interessi del cittadino consumatore".

Secondo il CODICI tale proposta in molti punti è "sbilanciata", a tutela della controparte e non dell’acquirente, non innalzando così il livello di tutela per il consumatore. "I punti che andrebbero rivisti nella proposta di direttiva in questione sono diversi e debitamente vagliati prima di essere approvati – dichiara il Segretario Nazionale del CODICI Ivano Giacomelli.

"Il primo punto che contestiamo – spiega Giacomelli – fa riferimento ai termini di decorrenza per recedere dal contratto. Più precisamente, nella proposta il termine, fissato a 14 giorni, contro i 10 della protezione assicurata in Italia dal Codice del Consumo, dovrebbe decorrere dal giorno in cui il consumatore firma il buono d’ordine e qualora quest’ultimo non sia su supporto cartaceo, da quando riceve una copia dell’ordine su un altro mezzo durevole. Stando così le cose, la possibilità, per il consumatore che riceve il bene, di non recedere più dal contratto essendo decorsi i giorni per il ripensamento, non è affatto bassa".

"Altre insidie – continua Giacomelli – si annidano rispettivamente nell’art. 16.2 e art. 17 nelle parti in cui si afferma che il commerciante è legittimato a trattenere il rimborso finché non abbia ricevuto o ritirato tutti i beni oppure finché il consumatore non abbia dimostrato di aver restituito i beni e che il consumatore restituisca i beni o li consegni al commerciante o ad un terzo autorizzato a riceverli entro 14 giorni dalla data in cui comunica il suo recesso".

Infine, secondo il CODICI, "sarebbe ancora da rivedere il comma 2 dell’art.17 nella parte in cui si prevede che il consumatore resta responsabile della diminuzione del valore dei beni risultante da una manipolazione oltre a quella necessaria per accertare il valore e il funzionamento del bene".

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