TUTELA CONSUMATORI. Contratti e televendite, per recedere basta un fax

L’omessa spedizione da parte del consumatore della raccomandata a/r, successivamente alla comunicazione via fax al professionista del recesso, non determina la nullità del recesso stesso. E’ quanto sostiene Alessandro Jazzetti in un articolo apparso sul LaStampa.it nel quale riporta una sentenza del Tribunale dell’Aquila che ha ritenuto infondate le eccezioni sollevate dalla società venditrice e ha dato ragione al consumatore.

La vicenda

Dopo aver acquistato della merce attraverso una televendita, l’acquirente, nel termine previsto dal contratto, aveva comunicato a mezzo fax alla società venditrice il proprio recesso, provvedendo successivamente alla restituzione della merce. Pur non contestando la comunicazione del recesso via fax, la società venditrice, convenuta in giudizio per la restituzione delle somme ricevute a titolo di pagamento, aveva eccepito la nullità/inefficacia del recesso sotto un duplice motivo: l’omesso invio della raccomanda a r/r a conferma del recesso (previsto dall’art. 64 del codice del consumo) e la tardiva spedizione della merce ad essa venditrice da parte dell’acquirente (avvenuta oltre il termine di dieci giorni lavorativi secondo quanto previsto dalla clausola n. 1C del contratto di acquisto per cui era causa).

Il Tribunale ha rilevato che, pur essendo prevista l’invio della raccomandata a/r, successivamente alla comunicazione via fax del recesso, sia dal codice del consumo che dal contratto di vendita, tale invio non era previsto a pena di nullità ma esclusivamente a fini probatori, ossia a conferma della volontà di recedere del consumatore: talché, non essendo contestata dal professionista l’avvenuta comunicazione del recesso, il mancato invio della raccomandata non determinava nessun effetto. Inoltre secondo il Tribunale la clausola inserita nel contratto , secondo cui la merce doveva essere restituita entro il termine di dieci giorni lavorativi decorrenti dalla consegna, pena la decadenza dal diritto di recesso, doveva ritenersi vessatoria ex art. 33, lett t) del Codice del Consumo (che contempla come condotta vessatoria "il sancire a carico del consumatore decadenze… ): in ogni caso, la tardiva restituzione della merce non inficiava di validità il recesso tempestivamente comunicato.

 

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