TUTELA CONSUMATORI. Contratti tipo, CODICI: così non si difendono i consumatori

Oggi Unioncamere presenta presso la Camera di Commercio di Venezia i primi contratti tipo. "E’ solo un modo per mettere a tacere i consumatori, che sottoscrivendo il contratto tipo, attestano "l’assenza di clausole vessatorie" , assumendosene la paternità", commenta CODICI che sostiene come non sia questo "il modo per tutelare i diritti dei consumatori".

I contratti tipo sono strumenti a carattere preventivo che si predispongono per evitare l’insorgenza di problemi tra consumatori e imprese. La legge 580/1993 ha affidato alle Camere di commercio il compito di promuovere l’utilizzo di questa tipologia contrattuale tra imprese, loro associazioni e associazioni dei consumatori e degli utenti. Questo compito consente di assicurare regole di trasparenza e di equità nella fase di stesura, grazie alla collaborazione delle diverse componenti che trovano nelle Camere una sede ideale per raggiungere un accordo. L’applicazione del contratto tipo argina gli inconvenienti che si possono presentare quando vengono stipulati i cosiddetti "contratti standard", di solito predisposti dalle imprese. In alcuni casi, queste ultime pongono il consumatore in una posizione di svantaggio. In altri casi, invece, i testi contrattuali sono definiti con termini ambigui e poco chiari, rendendo scarsamente trasparenti diritti ed obblighi delle parti.

"Ci siamo battuti con forza – aggiunge Ivano Giacomelli, presidente di CODICI – contro la presenza del CNCU alla presentazione dei contratti tipo nel settore ricettivo alberghiero e bed&breakfast elaborati nell’ambito del Tavolo Nazionale coordinato dall’Unioncamere Italiane, ma la maggioranza delle associazioni ha voluto fortemente questa presenza. Il risultato di questa scellerata operazione sarà quello di vedersi opporsi nei Tribunali l’adesione dei consumatori ai contratti, quando questi vengono impugnati per la vessatorietà delle clausole che creano una pesante disparità dei diritti tra consumatore e professionista, i quali hanno già una posizione di forza contrattuale che non appare proprio il caso di rafforzare ulteriormente. Con questo un modo sbagliato di operare in difesa del consumatore – conclude Giacomelli – si rischia la deriva verso un consociativismo che deve essere oltremodo evitato".

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