TUTELA CONSUMATORI. Controversie trasfrontaliere, perché in Italia non decollano le ADR?

I metodi alternativi di risoluzione delle controversie, designati con l’acronimo "ADR" (Alternative Dispute Resolution) permettono di risolvere le controversie tra consumatore e impresa, professionista o pubblica amministrazione in maniera rapida e poco costosa. Essi si presentano sotto diverse forme. Si possono distinguere in funzione del ruolo svolto dal terzo nel processo di risoluzione della controversia:

  • il terzo aiuta le parti a cercare un accordo senza tuttavia assumere una posizione formale sull’una o l’altra soluzione da dare eventualmente alla controversia;
  • il terzo trova lui stesso la soluzione che poi presenta alle parti;
  • il terzo, in funzione dell’arbitro, adotta una decisione vincolante per risolvere la controversia.

In Italia i cd metodi alternativi non sono decollati nonostante la Commissione Europea abbia più volte incoraggiato l’utilizzo di tali meccanismi. Perché? A questa domanda hanno cercato di dare una risposta esponenti del mondo accademico ed istituzionale internazionale riuniti questa mattina a Roma per un convegno sul tema organizzato dal Centro Europeo Consumatori Italia, il Ministero delle Attività produttive e la DG Sanco.

Il professore Guido Alpa, docente di diritto privato all’Università La Sapienza di Roma, ha ricordato che già nel 2002 quando coordinava la commissione di studiosi che doveva predisporre il testo del Codice del Consumo aveva notato una certa ritrosia da parte degli operatori della giustizia e delle imprese verso i meccanismi di Adr. Le ragioni – secondo Alpa – sono riconducibili ad una resistenza di carattere culturale che vuole il mondo dell’avvocatura, e non solo, refrattario alle novità. Inoltre – conclude il professore – perché si possano sviluppare i metodi di risoluzione alternativi occorre che i cittadini imparino a fidarsi di tali meccanismi. A tal proposito, la Commissione Europea è intervenuta con una serie di raccomandazioni, prima nel 1998 poi nel 2001, che fissano i principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo, una sorta di criteri di qualità dei meccanismi Adr.

Ciononostante il bilancio dell’attività svolta nei primi sei mesi dal CEC è confortante: oltre 3.525consumatori si sono rivolti al Centro Europeo per richiedere informazione o assistenza; di questi, 2600 sono state semplici richieste di consigli, informazioni sui diritti e doveri nel consumo transfrontaliero, indicazioni ed orientamento su documenti necessari, tasse ed altri aspetti legali per chi viaggia e fa acquisti in Europa. Sono stati invece 925 i reclami in cui è stata necessaria un’attività di assistenza individuale del centro. Tra i settori più frequentemente interessati da richieste di informazione e reclami, il settore turismo e trasporti, prevalentemente per i viaggi in aereo, che rappresenta quasi il 50% dei casi, l’e-commerce e le altre vendite a distanza, con il 40 %, le garanzie dei prodotti ed altri settori con il 10% circa. La categoria dei viaggi e del trasporto in genere è piuttosto problematica: numerose sono le richieste relative ai problemi come lo smarrimento e/o danneggiamento del bagaglio, la cancellazione del volo, l’overbooking, le prenotazioni. Altrettanto importante la categoria del commercio elettronico, per la quale generalmente il motivo di insoddisfazione nasce dalla mancata consegna della merce, o da un prodotto difettoso, di cui si richiede la riparazione e/o sostituzione in garanzia.

 

 

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