TUTELA CONSUMATORI. Garanzie post-vendita, CTCU: “Corte UE ha dato manforte ai consumatori”

Il Codice del Consumo definisce chiaramente quali sono le garanzie sui beni di consumo, di cui gode l’acquirente: diritto a ricevere beni "conformi" al contratto di vendita, cioè integralmente corrispondenti a quanto descritto o promesso anche nella pubblicità e idonei all’uso. Per un periodo di 2 anni dalla consegna del bene, il venditore risponde per qualsiasi vizio di conformità: difetto o guasto che renda inutilizzabile il bene per lo scopo originario o ne riduca sensibilmente il valore.

Decide il consumatore se il venditore deve riparare o sostituire il bene (oppure offrire una riduzione del prezzo), salvo che il rimedio prescelto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro. Se un vizio si manifesta nei primi 6 mesi dalla data di acquisto, si presume esistente al momento della consegna, quindi il consumatore ha diritto al ripristino senza spese della conformità del bene.

Purtroppo, nella vita quotidiana, questi diritti vengono puntualmente violati: consumatori che si trovano a pagare spese di trasporto, diritti di chiamata o altre costi addebitati per interventi eseguiti in garanzia. Il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano ricorda che la Corte di Giustizia dell’Unione Europa, recentemente, si è pronunciata sul tema: in due cause collegate i giudici hanno stabilito che in caso di sostituzione di un prodotto a causa di un vizio di conformità anche le spese di consegna, rimozione e reinstallazione del bene sono a carico del venditore. Il ripristino della conformità del bene deve essere gratuito per il consumatore.

Se il vizio si manifesta soltanto dopo l’istallazione del bene (nel caso concreto si trattava di una lavastoviglie), il venditore è tenuto a rimborsare anche i costi per la rimozione ed reinstallazione del bene. L’"eccessiva onerosità" del rimedio non è applicabile quando soltanto una delle due soluzioni (sostituzione o riparazione) risulti possibile.

"Queste sì che sono buone novità per i consumatori europei – commenta il direttore del CTCU Walther Andreaus – La Corte di Giustizia dell’UE ha dato manforte ai consumatori. In casi analoghi spesso si doveva litigare a lungo per non dover pagare costi aggiuntivi – auspichiamo che queste dispute ora appartengano al passato". Ora i negozianti si dovranno adeguare. Se non lo fanno si invitano i consumatori a segnalare la prassi commerciale sleale (che consiste nel mancato rispetto della legge!) direttamente all’Autorità Antitrust al numero verde 800 166 661.

 

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