TUTELA CONSUMATORI. I drammi del welfare italiano al Congresso Nazionale di Cittadinanzattiva

Il welfare italiano è sempre meno un sostegno per i cittadini e per le famiglie, che sono costretti a ricorrere alla spesa privata, esponendosi a rischi di impoverimento. E’ questa la fotografia che emerge dal lavoro prodotto da Cittadinanzattiva in occasione del III Congresso Nazionale, in programma a Roma dal 3 al 6 dicembre 2008, dal titolo "Trent’anni di diritti a tinte forti. La rivoluzione civica".

Nel 2007 (dati del Ministero Economia) la spesa sociale è stata pari a 366.878 milioni di euro, di cui il 66,3% (oltre 243 milioni) è servita per il pagamento delle pensioni. Negli ultimi anni sono emerse all’interno della società nuove domande per il sistema di protezione sociale: il lavoro atipico così come le famiglie di fatto, gli immigrati così come quella che qualche anno fa si sarebbe chiamata la media borghesia, fino ai cittadini vittima di una patologia cronica o che, loro malgrado, sono costretti a fare ricorso alla giustizia. E il servizio giustizia nel nostro Paese è, da sempre, lento e costoso, e in moltissimi casi inefficace.

Dai dati della rete di Cittadinanzattiva "Giustizia per i diritti" emerge infatti come nel Processo penale (ipotesi di omicidio colposo) si debbano attendere almeno 6-7 anni per il primo grado di giudizio, con costi diretti per i cittadini che oscillano tra i 10000 e i 15000 Euro. A questi si affiancano i costi sostenuti direttamente dal Servizio Giustizia, cioè quelli legati al Consulente tecnico di ufficio, notifiche attraverso gli ufficiali giudiziari, la quota di stipendio di PM, cancellieri, Giudice e trascrittori. Il tutto, per una causa che quasi certamente verrà prescritta: il reato penale in questo caso viene prescritto dopo 5 anni dal fatto, cioè 1-2 anni prima che si arrivi al primo giudizio.

Per passare ad un possibile processo civile per un presunto errore medico, oltre ad attendere tra i 3 e i 5 anni per il I grado di giudizio, il cittadino dovrà affrontare una spesa tra i 4000 e i 5000 euro per il proprio avvocato, tra gli 800 e i 1200 euro per il consulente di parte, tra gli 800 e i 1500 per il CTU. Il dato diventa poi quasi mortificante nel caso si tratti di un cittadino immigrato che voglia fare ricorso contro un provvedimento di espulsione: circa 6 mesi per la I udienza di sospensiva, tra i 6 e gli 8 anni per l’udienza di merito, con una spesa di 500 per il contributo unificato e tra i 4500 e i 5000 euro per il proprio avvocato.

A tutto questo è ipotizzabile aggiungere i costi per un legale, anche nel caso in cui si volesse richiedere un risarcimento per la lunghezza dei processi (legge Pinto). Insomma, oltre al danno, la beffa.

Passando alla sanità le cose non sono affatto migliori; Cittadinanzattiva denuncia un servizio sanitario italiano frammentato e disomogeneo, "frutto di un federalismo distorto che pesa soprattutto sui più deboli". La spesa sanitaria pubblica in Italia rappresenta il 6,8% del Pil (Germania 8,6; Francia 7,4; Svezia 7,9; la media europea è del 7%, dati del Libro verde sul welfare-Ministero del welfare-2008).

Secondo i dati del Rapporto 2007 CEIS-Tor Vergata, ad impoverirsi sono soprattutto gli anziani ultra 65enni e le famiglie che assistono anziani. Allo stesso tempo, l’impoverimento interessa in misura crescente le coppie con figli. Fra le spese sanitarie, disabilità e spese odontoiatriche sono le due cause più frequenti di impoverimento.

Attraverso la sua rete Tribunale per i diritti del malato Cittadinanzattiva ha individuato gli ambiti nei quali risultano più evidenti gli effetti del federalismo sanitario e dei piani di rientro: sono l’assistenza farmaceutica, l’assistenza ospedaliera, l’assistenza in strutture extra ospedaliere (residenze sanitarie assistite o RSA, Lungodegenze, Hospice), il settore della non autosufficienza, le liste di attesa, l’odontoiatria e le malattie rare.

Il problema delle liste di attesa è sentito dalla gran parte dei cittadini. Esso è comune a gran parte delle regioni e delle Asl, ma i cittadini del Nord sono più garantiti di quelli del Sud: un esempio su tutti, la Lombardia ha fissato i tempi massimi di attesa per 100 prestazioni, la Calabria solo per 33. Prendendo a riferimento la risonanza magnetica, per la quale si possono attendere anche 270 giorni nel canale pubblico, essa costa fino a 300 euro nel canale privato intramurario.

Per l’assistenza alle persone non autosufficienti, anziani e disabili gravi all’interno delle residenze sanitarie assistite, le rette più alte a carico dei cittadini si registrano in Emilia Romagna: 1554 euro mensili contro i 459 euro della Basilicata.

Per l’assistenza ai malati terminali funzionano gli hospice: dovrebbero essere circa 200 in tutta Italia entro la fine di quest’anno, per un totale di 2.300 posti letto. Ma si va dal caso dell’Emilia Romagna, con 300 posti, uno ogni 14mila abitanti, alla Calabria con 40 posti, uno ogni 50mila calabresi.

L’odontoiatria è il settore in cui, in mancanza di una reale offerta pubblica, pesano notevolmente i costi privati. In Trentino sono previste cure gratuite fino a 19 anni e in Emilia Romagna fino a 18 anni. Superata questa soglia di età, tutto varia in base al reddito: agli estremi opposti l’Emilia Romagna che prevede esenzioni per le famiglie con un massimo di 15mila euro lordi l’anno, mentre la Puglia garantisce per i redditi fino a 22mila euro l’anno.

Non va meglio per le malattie croniche: sono circa 39,2% della popolazione (dati Istat 2007) i malati cronici in Italia, l’86,9 per cento dei quali di età superiore ai 75 anni. Insostenibili le spese: il costo medio mensile per farmaci, presidi, ausili e aiuti esterni sfiora i 1500 euro.

Molto costosa è infine la maternità: pur usufruendo delle esenzioni del Sistema sanitario nazionale, si stima che i costi per esami diagnostici e visite specialistiche in gravidanza si aggirano tra gli 800 ai 1000 euro.

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