TUTELA CONSUMATORI. Italiani sempre più poveri, Cittadinanzattiva ne illustra le cause al Congresso

Negli ultimi 5 anni l’indebitamento medio delle famiglie italiane è raddoppiato arrivando a toccare nel dicembre 2007 i 15.765 euro (fonte Cgia di Mestre). Dall’entrata in vigore dell’euro, quindi, a fine dicembre 2007, tale indebitamento delle famiglie che comprende mutui per l’acquisto della casa, prestiti per l’acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di immobili è cresciuto in media del 93%.

Le sofferenze maggiori a carico dei nuclei familiari riguardano la provincia di Roma, dove si arriva ad una media di 21.949 euro di indebitamento. Seguono le famiglie milanesi (21.138 euro), quelle della provincia di Lodi (20.593 euro), di Reggio Emilia (20.138 euro) e quelle di Rimini (20.060 euro).

Cittadinanzattiva collega questi dati sulla povertà dei cittadini italiani alle inefficienze del sistema di protezione sociale che, nel nostro Paese, sta diventando sempre più assente. E, secondo l’associazione dei consumatori, senza un reale welfare, i cittadini vengono lasciati da soli di fronte ai loro problemi quotidiani. E’ questo il tema centrale del III Congresso Nazionale di Cittadinanzattiva che si tiene a Roma dal 3 al 6 dicembre.

Lo Stato sociale così come inteso tradizionalmente, cioè un sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, in particolare dei ceti meno abbienti attraverso l’assistenza sanitaria, la pubblica istruzione, l’indennità di disoccupazione, i sussidi familiari, l’accesso alle risorse culturali, l’assistenza di invalidità e di vecchiaia e la difesa dell’ambiente naturale sta mostrando molti dei suoi limiti. E questo emerge chiaramente dal Dossier sul welfare realizzato da Cittadinanzattiva, in cui c’è una chiara fotografia dell’Italia.

Basta guardare i dati sulle tariffe locali che, nel nostro Paese, sono sempre più fuori controllo, "aumentano ma nessuno sembra preoccuparsene". Non compare alcun argine alla loro escalation nelle recenti misure anticrisi del Governo, mentre gli Enti locali non hanno alternative che aumentarle per cercare di dare ossigeno alle casse comunali.

E tra i bassi redditi e l’alta fiscalità, chi ne risente è una fetta di popolazione sempre più ampia: nel 2007 in Italia il 13% della popolazione risulta avere meno della metà del reddito medio, quindi meno di 500-600 euro al mese. Accanto ai poveri ci sono poi i "quasi poveri", ossia persone che sono al di sopra della soglia di povertà per una somma molto esigua, cioè per circa 50-60 euro. Si registra, in merito agli anziani soli o non autosufficienti, un aumento della povertà nelle regioni del Nord.

Dal 2005 al 2006 (ultimi dati Istat disponibili) l’incidenza di povertà relativa in persone sole con 65 anni e più è passata da un valore di 5,8 al 8,2. Ma è dura anche per chi ancora riesce a far fronte a questa situazione: in un anno una famiglia-tipo (genitori e figlio 0-3 anni, reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo Isee di 19.900 euro) paga 217 euro per i rifiuti (+3,8% rispetto all’anno precedente, niente a che vedere con la crescita del 47% registrata dal 2000 ad oggi) ai quali deve aggiungere altri 230 euro per la bolletta dell’acqua (+4,6% rispetto al 2006, soprattutto +32% da quando c’è l’euro). E se ha un figlio e ha la fortuna di entrare in graduatoria per un nido comunale, occorre mettere da parte circa 290 euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua familiare a circa 3.000 euro.

Ma non sono soltanto le tariffe a variare da città a città; anche l’offerta dei servizi e la loro qualità è altamente differenziata. Rimanendo in tema di nidi pubblici, per godere di maggiori chance di accedervi conviene vivere in Emilia, che presenta una copertura potenziale del servizio pari al 16% dell’utenza potenziale; in Campania, Calabria e Puglia non si va oltre l’1% a fronte di una media nazionale del 6%, valore comunque molto lontano dai parametri europei. Se per la copertura del servizio si fa preferire l’Emilia, per i costi occorrerebbe evitare il Trentino.

E per la sicurezza degli edifici? La situazione è ancora più critica: su 132 scuole monitorate da Cittadinanzattiva, nessuna ottiene il massimo punteggio, 12 ottengono un giudizio buono, 33 discreto, 56 appena sufficiente, 24 insufficiente e 7 pessimo. Di queste ultime, ben 6 sono scuole dell’infanzia.

Tornando alle utenze domestiche, l’acqua costa mediamente di più in Toscana (308 euro) e meno in Molise (138 euro), ma proprio il Molise ha il record nazionale di dispersione idrica, di acqua ne perde ben il 65% (la media nazionale è del 35%).

E che dire dei rifiuti, dove tendenzialmente il servizio meno funziona e più lo si paga: nel 2007 in ben 38 capoluoghi di provincia le tariffe rifiuti sono aumentate oltre il tasso di inflazione (2,6%). In Sicilia si registra la spesa annua più elevata (280 euro), in Molise la più contenuta (117 euro), proprio le due regioni dove la percentuale di raccolta differenziata è più bassa: 7 e 5%, rispettivamente, a fronte di una media nazionale del 26%. Insomma, costi e qualità sembrano essere un’accoppiata difficile da garantire per i servizi pubblici locali nel nostro Paese.

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