TUTELA CONSUMATORI. L’Ue vuol rivedere la Convenzione di Bruxelles, Beuc critico

Il consumatore che acquista un prodotto all’estero o stipula, in qualche modo un contratto transfrontaliero, a quale giudice deve rivolgersi in caso di controversie? Il tema è di massima attualità perché l’Unione Europea sta rivedendo il Regolamento comunitario, noto come Convenzione di Bruxelles, sulla giurisdizione delle cause che vedono coinvolti i consumatori nelle controversie transfrontaliere. Il tema è particolarmente rilevante perché richiama il commercio elettronico in continua espansione e la Commissione Europea ha chiesto un parere ai vari stakeholder, tra cui c’è il Beuc che ieri ha pubblicato un documento con la sua posizione.

"L’attuale Regolamento comunitario tutela il consumatore – ha dichiarato ad Help Consumatori Paolo Martinello, Presidente del Beuc – e noi siamo favorevoli a che questa tutela, attraverso il principio del Foro del consumatore, venga mantenuta. Oggi il Regolamento prevede che il venditore/professionista che dirige attività in altri Paesi, diversi dal suo, di fronte ad una disputa con il consumatore può essere chiamato davanti al giudice del paese del consumatore. Il consumatore, da parte sua, può scegliere se andare davanti al giudice del proprio paese o davanti a quello del venditore".

"Adesso si parla di una revisione di questo Regolamento perché alcuni, in particolare le imprese che fanno commercio elettronico, ritengono che questo Regolamento sia eccessivamente oneroso per le aziende che devono andare a difendersi nei tribunali di altri Paesi. A tal proposito – ha aggiunto Martinello – ci sono due sentenze della Corte di Giustizia Ue che hanno dato un’interpretazione un po’ restrittiva del Regolamento di Bruxelles dicendo che non è detto che si applichi automaticamente a tutte le vendite via Internet, ma occorre che il professionista diriga le sue attività verso il Paese dove risiede il consumatore. Secondo alcuni Internet non rientra in questa categoria e la Corte di Giustizia ha detto in un modo un po’ dubbio che il semplice sito Internet, fatto ad esempio da un venditore francese, anche se accessibile ad altri Paesi potrebbe non essere un’attività diretta a vendere in questi altri Stati. Perché questo avvenga occorrerebbero altre condizioni, come l’aver fatto pubblicità in questi altri Paesi, l’aver usato le loro lingue. Si tratta di come interpretare il Regolamento. Sicuramente le imprese non sono contente di questo Foro del consumatore, ma noi siamo contrari ad un indebolimento di questa tutela perché c’è di mezzo l’accesso alla giustizia da parte dei consumatori che già così è difficile. Se poi bisogna difendersi in un paese diverso dal proprio i costi e gli ostacoli, tra cui la lingua, aumentano".

"C’è anche un aspetto più politico – ha spiegato il Presidente del Beuc – che è quello della fiducia nel mercato unico interno. La Commissione continua a dire che i consumatori devono diventare consumatori europei, sempre più fiduciosi nei confronti di questo mercato. In quest’ottica il Foro del consumatore incrementa la fiducia nel commercio transfrontaliero. Venendo meno questo elemento probabilmente la fiducia non aumenterebbe. Il Regolamento, quindi, non deve essere modificato in peggio, caso mai va interpretato in modo più estensivo, coprendo tutte le vendite via Internet".

"Riguardo al tema delle azioni collettive – ha detto Martinello – vorremmo che il Regolamento venisse integrato perché oggi, di fatto, le azioni collettive transfrontaliere, ad esempio in materia di clausole vessatorie, di pubblicità sleali eccetera, sono molto difficoltose, a livello procedurale. Il Regolamento di Bruxelles non disciplina questi casi e di fatto se noi come Associazione dei consumatori italiana dovessimo contestare un messaggio pubblicitario fatto via Internet o con altri mezzi da un professionista francese non varrebbe la regola del Foro del consumatore perché in gioco non c’è un diritto individuale, né un contratto. Dovremmo quindi andare davanti al Giudice francese per chiedere l’inibitoria all’utilizzo di quel contratto o di quel messaggio pubblicitario. Il Regolamento di Bruxelles andrebbe rivisto per rendere più agevoli queste azioni, che fino ad oggi sono state pochissime anche in quelle Regioni d’Europa, come il Belgio e la Germania, dove il commercio transfrontaliero è molto più sviluppato".

di Antonella Giordano

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