TUTELA CONSUMATORI. Le multe “estive” dell’Antitrust

Di ritorno dalle vacanze estive presentiamo un riepilogo dell’attività dell’Antitrust durante il mese di agosto. Il 13 agosto 2010 è entrato in vigore il nuovo codice della strada e l’Autorità ha inviato a Governo e Parlamento una segnalazione secondo la quale le nuove norme sulle autoscuole contenute nel nuovo codice della strada rischiano di avere effetti anticoncorrenziali.

Secondo l’Autorità obbligare chi vuole aprire un’autoscuola a dotarsi di tutti gli automezzi necessari (autovetture, motocicli, autocarri, autobus) per l’istruzione di guida rappresenta una ingiustificata barriera all’ingresso, poiché esclude la possibilità per le autoscuole di limitare la propria attività solo alla preparazione alle patenti A e B e rende difficile, se non impossibile, l’accesso al mercato di nuovi operatori. E un’ulteriore barriera all’entrata per chi intende avviare una nuova attività nel settore, è rappresentata, secondo l’Antitrust, dalle riscontrate difficoltà ad entrare nei Consorzi d’imprese già costituiti al fine di dividere i costi di gestione e di acquisto degli automezzi. Il settore dei servizi, ricorda l’Autorità, è stato liberalizzato sia dalle norme nazionali che da quelle comunitarie.

L’Antitrust esprime dubbi anche sulle bozze di regolamento in preparazione presso il Ministero delle Infrastrutture. Per quanto riguarda la composizione relativa alla commissione per l’abilitazione di insegnante e istruttore di autoscuola, è essenziale che l’esperto nelle materie d’esame designato dalla Regione non sia scelto fra le ‘associazioni di categoria delle autoscuole maggiormente rappresentative in ambito nazionale’: in questo caso verrebbe meno il principio di terzietà dell’esaminatore.

Ugualmente restrittivo della concorrenza è l’obbligo per l’aspirante titolare di autoscuola di svolgere un ‘tirocinio’ di almeno 24 mesi in una o più autoscuole (cioè presso i concorrenti), contenuto nella bozza di regolamento: la disposizione, peraltro, è in contrasto con quanto previsto dal nuovo codice in base al quale il tirocinio può essere svolto anche presso soggetti accreditati dalle Regioni. Ingiustificato e da eliminare, infine, l’obbligo di dotarsi di locali e di attrezzature specificatamente indicate nel regolamento sia in termini di dimensioni che di arredamento.

Sul fronte delle pratiche commerciali scorrette, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha multato, per un totale di 350mila euro, 8 società che, in collegamento tra loro, hanno ingannato i consumatori presentandosi sui siti internet e sugli elenchi di Pagine Gialle e Pagine Bianche come centri di assistenza autorizzati da note case produttrici di elettrodomestici. Sanzionato anche l’ideatore del meccanismo di informazione scorretta, Giovanni Travaglione. L’istruttoria era stata avviata alla luce di circa cinquanta segnalazioni da parte di singoli consumatori, associazioni di consumatori e dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia, che evidenziavano un fenomeno diffuso: i messaggi pubblicitari presentano l’attività delle società richiamando con grande evidenza le case produttrici, così da indurre i consumatori a ritenere che il servizio di riparazione promosso sia un centro autorizzato dai produttori di elettrodomestici citati. Chiamando i numeri verdi indicati i clienti sono convinti di ricevere in casa un tecnico specializzato la cui attività era stata autorizzata o approvata dalle grandi case. Le modalità del servizio non consentono una chiara identificazione della società che lo sta fornendo, rendendo difficile per i consumatori l’esercizio dei loro diritti, come accaduto secondo le denunce ricevute.

Sempre sul fronte delle pratiche commerciali scorrette, l’Autorità ha ordinato a tre aziende, Style, New Company e Jolly, la sospensione delle campagne promozionali con cui si pubblicizzavano telefonicamente carte sconto gratuite da utilizzare, tra i 3 e i 5 anni, in negozi di prossima apertura. In realtà accettando queste carte sconto si firmano veri e propri contratti d’acquisto per importi fino a oltre 5.000 euro.

Sostanzialmente analogo il meccanismo commerciale denunciato da molte segnalazioni arrivate anche al Call Center dell’Autorità: a un primo contatto telefonico per la distribuzione della carta o del coupon omaggio, che darebbe diritto a sconti su futuri acquisti di beni per la casa, segue una visita a domicilio con relativa sottoscrizione del modulo. A distanza di 15-20 giorni un agente della società si presenta dal consumatore per la consegna dei prodotti che questi si sarebbe impegnato ad acquistare, esigendone il pagamento immediato, negando la possibilità di recesso e minacciando azioni legali in caso di mancato pagamento. Nei diversi moduli distribuiti dalle tre aziende e esaminati dall’Autorità non sono individuati i prodotti, con i relativi prezzi, che i consumatori devono acquistare ma c’è solo un generico impegno a spendere un determinato ammontare: in sostanza dietro una tessera sconti gratuita si nasconderebbe la vendita di articoli per la casa da parte dell’azienda.

Visto il potenziale grado di offensività delle pratiche commerciali messe in atto l’Antitrust, nella riunione del 5 agosto, ha imposto alle tre aziende di sospendere i comportamenti ritenuti a un primo esame scorretti. In base al Codice del Consumo il mancato rispetto di una delibera dell’Autorità comporta una sanzione da 10.000 a 150.000 euro. Nei casi di reiterata inottemperanza l’Autorità può disporre la sospensione dell’attività di impresa fino a 30 giorni. Il fenomeno delle fidelity card che nascondono vendita di articoli è già stato sanzionato dall’Antitrust che, nel periodo tra il 2008 e il 2009, ha irrogato multe a 5 aziende per circa 900.000 euro.

 

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