TUTELA CONSUMATORI. Logo “Prodotto dell’anno”, Antitrust indaga su esposto del Codacons

L’Antitrust ha recepito l’esposto presentato dal Codacons, ed ha aperto una pratica sul logo "Prodotto dell’anno", dicitura che sempre più spesso viene apposta su beni di diversa natura merceologica. Il Codacons spiega che il riconoscimento di "Prodotto dell’anno" viene attribuito, a seguito di un processo suddiviso in più fasi, dalla Marketing e Innovazione Italia srl alle aziende che si iscrivono a tale premio.

Tuttavia, secondo l’Associazione, ci sono degli aspetti poco trasparenti e potenzialmente lesivi dei diritti dei consumatori. A cominciare dalla stessa definizione di "Eletto prodotto dell’anno", come "premio per i prodotti nuovi ed innovativi" che risulta ambigua laddove non viene poi comunicato ai consumatori perché il prodotto che ha ottenuto il riconoscimento in questione sia stato considerato nuovo ed innovativo rispetto agli altri dello stesso genere merceologico.

Nel regolamento del premio si afferma, inoltre, che "l’iscrizione dei prodotti è gratuita", ma il Codacons ha scoperto che ciò non è vero, poiché nella terza fase del regolamento si legge: "i prodotti selezionati pagano un contributo di 4.000 euro per far parte della ricerca di mercato e riceverne i risultati". E le aziende i cui prodotti vengono eletti "pagano un contributo di 16.000 euro per i diritti di utilizzo del Logo Eletto Prodotto dell’Anno sulle proprie comunicazioni per un anno". "In tal modo – spiega il Codacons – restano esclusi i prodotti di tutte quelle aziende che hanno scelto di non effettuare l’investimento richiesto per partecipare alla procedura prevista".

"Di contro, tale logo esprime, agli occhi del consumatore, un concetto assoluto tanto da far percepire che il prodotto così riconosciuto sia il migliore di tutta la categoria merceologica cui appartiene". Per questo il Codacons ha chiesto all’Antitrust se la dicitura "Eletto prodotto dell’anno", possa considerarsi a tutti gli effetti un premio, prevedendo costi così onerosi per le aziende sia per partecipare alla ricerca di mercato che per l’utilizzo del logo, e se possa trarre in inganno, oltre che le stesse aziende, anche i consumatori, influenzandone le scelte economiche. A seguito di tale esposto l’Autorità ha aperto un procedimento, di cui si conosceranno a breve gli esiti.

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