TUTELA CONSUMATORI. Pratiche commerciali sleali, solo due i codici di condotta linkati dal Ministero

A un anno di distanza dall’entrata in vigore della nuova normativa sulle pratiche commerciali sleali, sono solamente due le associazioni che hanno ottenuto la segnalazione sul sito del Ministero per lo Sviluppo economico. I codici di condotta linkati dal Ministero all’indirizzo web http://pratichesleali.sviluppoeconomico.gov.it/home.htm sono quelli dell’Iap (Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria) e di Avedisco, l’associazione vendite dirette servizio consumatori, che raggruppa le principali aziende nazionali e internazionali che operano in Italia nel comparto della vendita diretta a domicilio. E i codici sono stati approvati dalle rispettive associazioni prima che la normativa italiana fosse adeguata alle richieste dell’Unione europea.

L’Italia ha recepito con due decreti legislativi (d.lgs 145 e 146 del 2 agosto 2007) la direttiva europea 2005/29 sulle "pratiche commerciali sleali" dotandosi dunque di una normativa a tutela dei consumatori. I due decreti legislativi sostituiscono e integrano la precedente disciplina in materia (Codice di Consumo del 2005) sia in materia di pubblicità ingannevole sia di pratiche commerciali scorrette. Nel nuovo Codice di Consumo si prevede che "Le associazioni, o le organizzazioni imprenditoriali e professionali possono adottare, in relazione a una, o più pratiche commerciali, o ad uno, o più settori imprenditoriali specifici, appositi codici di condotta, che definiscono il comportamento dei professionisti (aderenti) che si impegnano a rispettare tali codici, con l’indicazione del soggetto responsabile, o dell’organismo incaricato del controllo della loro applicazione". Ma a quasi un anno dall’entrata in vigore della nuova normativa sono appunto solo due le associazioni che hanno ottenuto la segnalazione sul sito del Ministero.

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