TUTELA CONSUMATORI. Premio Dona 2010: come si risolve oggi il dilemma etico del consumatore?

"Vorremmo che l’etica fosse la nuova protagonista della nostra vita economica, ma abbiamo bisogno di un’etica amica del consumatore". Con queste parole Massimiliano Dona, Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori, ha introdotto la giornata di premiazione del Premio Vincenzo Dona, che si è tenuta oggi a Roma. Il tema dell’etica è stato affrontato da rappresentanti del mondo accademico, dell’industria e del mondo bancario, sotto tutti i punti di vista.

Massimiliano Dona ha chiesto: "Cosa si aspettano i consumatori dalle imprese?" "Al di là della legalità e delle regole – spiega Dona – i consumatori si aspettano prima di tutto educazione e rispetto".

Illuminante è stata la lettura fornita da Stefano Zamagni, Professore di Economia Politica dell’Università di Bologna, considerato il padre del no profit italiano. Secondo il Prof. Zamagni "ancora oggi è in atto una transizione dalla società dei consumi a quella dei consumatori". La prima vedeva nel consumo un mezzo per raggiungere l’accumulazione: l’offerta crea la domanda, il consumatore è passivo e non c’è varietà di beni poiché essa è contraria all’economia di scala. Il paradigma della società dei consumi è la frase di fordiana memoria "i miei clienti possono chiedermi qualsiasi colore per la macchina, purché sia nero".

Poi sono arrivati Adam Smith e John Stuart Mill, i quali hanno iniziato ad utilizzare l’espressione "sovranità dei consumatori". Ma è al discorso del 1962 del Presidente degli Stati Uniti, John Kennedy, che si fa risalire la nascita del consumerismo che pensa al consumatore non più come un cliente ma come un cittadino, un soggetto, cioè, che usa la sua libertà di scelta e il suo potere d’acquisto per mandare messaggi al mondo della produzione e della politica. Oggi, però, il consumatore si trova in mezzo a due versioni della società dei consumatori: la società low cost che si basa sul "consumare di più e pagare di meno" e quella del "consumare meglio per essere più felici". La prima punta soltanto ad abbassare i costi di produzione (nonché il salario dei lavoratori e i diritti di welfare) per aumentare i livelli dei consumi; questo tipo di società crea nel cittadino un conflitto intrapersonale poiché esso è da una parte un lavoratore che vorrebbe avere un giusto salario, dall’altra è un consumatore che vorrebbe spendere di meno.

Questo dilemma etico si risolve nella seconda versione della società dei consumatori: quella che mette in equilibrio la dimensione acquisitiva dell’attività del consumo, con quella espressiva, con cui ogni individuo tende ad esprimere la propria identità. Per realizzare questo tipo di società c’è bisogno di un’educazione e una civilizzazione del mercato.

Il Presidente dell’Università Bocconi di Milano, Mario Monti, ha sottolineato l’importanza di una politica di tutela del consumatore, anche in un momento di crisi economica. "Anzi – ha spiegato Monti – in un periodo di crisi la tutela dei consumatori non deve avere complessi di inferiorità, ma deve sentirsi protagonista dell’unica via d’uscita dalla crisi che è quella della crescita economica".

"Ma i consumatori, da parte loro, sono attenti al rispetto della concorrenza e dei propri diritti?" "Purtroppo – ha risposto Antonio Catricalà, Presidente dell’Antitrust – il concetto di concorrenza fatica ancora ad entrare nella cultura delle famiglie italiane". Catricalà ha poi ricordato l’istruttoria aperta dall’Antitrust sugli istituti bancari che non applicavano quanto previsto dal Decreto Bersani sulla portabilità e surroga del mutuo. "Noi abbiamo criticato alle banche il fatto che non si erano ispirate al principio etico della correttezza, ma il Tar non ha accettato la nostra tesi, sottolineando il fatto che il principio etico non è un principio giuridico".

Sul caso in questione è intervenuto Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo: "Noi dobbiamo rispettare alla lettera la legge, ma nel Decreto Bersani sulla portabilità dei mutui c’è qualcosa che rende il mutuo praticamente impossibile. Non è possibile, infatti, che una banca che si indebita per un mutuo si trovi da un momento all’altro senza mutuo. In questo caso c’è una legge apparentemente giusta, che però non può funzionare".

Raffaele Guariniello, magistrato della Procura di Torino, ha inserito un altro tassello: quello del rispetto delle regole. "Nel nostro Paese c’è un’estrema difficoltà a far rispettare le leggi perché i controlli sono insufficienti. Ci sono – ha aggiunto Guariniello – zone d’Italia dove i processi a tutela dei consumatori non si fanno proprio perché le procure sono troppo piccole o troppo lente e fanno cadere i reati in prescrizione. Questo genera un senso di impunità che dobbiamo assolutamente evitare inventando nuovi strumenti e pensando ad una diversa organizzazione dell’azione giudiziaria".

"Per risolvere i problemi dal punto di vista politico – ha detto Stefano Saglia, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico e Presidente del Consiglio Nazionale Consumatori Utenti – non possiamo mettere sempre un controllore. Le regole ci sono, ma ci vuole una consapevolezza diffusa del loro rispetto, ci vogliono sanzioni più rigorose, una liberalizzazione regolata, con norme chiare e autorità indipendenti che sanzionano. Oggi – ha concluso Saglia – in Italia, etica vuol dire essenzialmente sviluppo e lavoro".

di Antonella Giordano

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