TUTELA CONSUMATORI. Roma, i consigli del delegato del Sindaco per una “buona” Pasqua

La Pasqua è alle porte, un’occasione lieta per ritrovarsi e festeggiare anche a tavola. «Ma attenzione perché i prodotti tipici possono nascondere qualche sorpresa» avverte l’avvocato Sergio Scicchitano, delegato del sindaco di Roma alla Tutela dei Consumatori, che in questa occasione ha anche realizzato una verifica sui prezzi dei prodotti consumati in questo periodo rilevando un aumento medio percentuale del 6 per cento rispetto all’anno precedente. Ad eccezione di polli e tacchini, che hanno subito un crollo dei prezzi a causa dell’aviaria, tutto il resto è aumentato fino anche a un 8 per cento, come ad esempio l’abbacchio e l’agnello. Ma più che il prezzo preoccupa la qualità degli alimenti. «La gran parte della produzione italiana è sicura, controllata e di alta qualità» rassicura l’avvocato Scicchitano.

«Eppure – prosegue il delegato del sindacoquesto non ci mette al riparo dalle azioni di alcuni imprenditori che vogliono lucrare anche sulla salute dei cittadini». Così nel regno della buona cucina proliferano adulterazioni, sofisticazioni e contraffazioni: dal vino di qualità scadente rivalutato con false attestazioni di origine garantita alle violazioni delle norme riguardanti i prodotti alimentari tipici quali formaggi, prosciutti e oli extravergini di oliva. L’avvocato Scicchitano consiglia di rivolgersi ai negozi di fiducia, di fare attenzione alla provenienza delle carni e agli ingredienti utilizzati per la preparazione delle uova di cioccolato che se non sono di marca possono contenere eccessive quantità di grassi vegetali e animali e altri additivi dannosi per la salute.

Per non parlare dei giochi contenuti nelle uova che possono essere pericolosissimi per i bambini. «Per evitare brutte sorprese con i regali dell’uovo di Pasqua – puntualizza l’avvocato Scicchitano – è bene controllate che il giocattolo abbia il marchio CE, che non abbia parti appuntite e che non sia tanto piccolo da poter essere facilmente ingerito dai più piccoli».

Questo periodo prevede per molti cittadini l’astinenza dal mangiare carne e questo ha contribuito all’aumento del consumo di pesce. Non di rado molti prodotti ittici importati da Paesi extra Ue sono venduti sui banchi con nomi falsi, così i consumatori – convinti di acquistare pesce catturato nell’Adriatico o nel Tirreno – si ritrovano a portare a casa spigole greche, totani del Pacifico o gamberi turchi. E può capitare anche di peggio come ad esempio acquistare pesce cinese venduto come bianchetto nostrano o tonno «fresco» proveniente dall’Indonesia con istamina a livelli 10 volte superiori a quelli consentiti dalla normativa italiana. Quale pesce arriva sulle tavole dei consumatori durante il periodo pasquale? Pochi di noi si preoccupano di dare una risposta a questa domanda, eppure la certezza che si tratti realmente di pesce "doc" è ormai solo un lontano miraggio.

La maggior parte del pesce che finisce nei nostri piatti – infatti – non ha mai nuotato nei nostri mari e in molti casi – addirittura – il mare non l’ha mai visto. «Secondo una nostra indagine – puntualizza l’avvocato Scicchitano – il 70 per cento del pesce venduto nelle pescherie e nei supermercati proviene dal mercato estero, la rimanente quota è costituita per il 60 per cento da prodotti ittici provenienti dal Mediterraneo, mentre il 40 per cento è di allevamento; ma è anche comprensibile, perché da tempo i nostri mari non offrono più la quantità di pesce sufficiente a coprire il fabbisogno dei cittadini». Sempre più spesso il pesce che finisce nei nostri piatti proviene da vasche di allevamento, bacini artificiali o gabbie, prodotti ittici per i quali può risultare difficile stabilire la qualità. Condizioni di clima, sistemi di crescita più o meno intensivi e tipo di alimentazione possono influenzare il prodotto finale: trote cresciute toppo velocemente o in gabbie molto affollate possono infatti contenere una percentuale di grassi doppia rispetto ai loro simili catturati in mare. Un aiuto per sapere cosa si acquista viene dall’etichetta. «Tutti i prodotti ittici – segnala l’avvocato Scicchitano – devono obbligatoriamente contenere almeno 3 indicazioni: denominazione della specie, metodo di produzione (se catturato in mare oppure allevato) e zona di cattura se si tratta di pesce pescato. «Ma attenzione – conclude l’avvocato Scicchitano – anche ai ristoranti, dove le differenze spesso si annullano poiché la legge obbliga i gestori a precisare sul menu solo se in cucina si usano prodotti surgelati o congelati». Così cosa bolle realmente in pentola lo sa solo il cuoco.

 

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