TUTELA CONSUMATORI. Vendita fuori dai locali commerciali, importante sentenza

Con sentenza n. 1039/2008 il Giudice Andrea Postiglione ha condannato la Congress Italia a restituire ai consumatori, che hanno sottoscritto ordini di acquisto di un’enciclopedia del valore di 5.800,00 euro (e che hanno esercitato il diritto di recesso con restituzione della merce), gli assegni, il denaro e gli effetti cambiari di loro spettanza. Lo rende noto il CTCU che sottolinea l’importanza della sentenza in quanto stabilisce un principio generale secondo cui il recesso è valido e non condizionante qualora la merce venga restituita anche senza gli imballi originali. Ha condannato altresì la Società ad eliminare dai propri contratti le clausole relative alle esorbitanti spese accessorie previste in caso di recesso.

Il Fatto. Dal CTCU raccontano che il 19 e 20 giugno del 2004 la Congress Italia aveva invitato centinaia di cittadini della provincia ad un vendita fuori dai locali commerciali. I potenziali acquirenti erano stati convocati attraverso telefonate effettuate una o due settimane prima dell’evento, con la promessa di regali quali dvd, monopattini, tute per bambino, forni a microonde e molto altro ancora. In realtà si trattava della vendita di un’enciclopedia del valore di 5.800,00 euro e data l’entità dell’importo, al consumatore veniva offerta anche la possibilità di sottoscrivere, contestualmente, un contratto di finanziamento con ulteriore lievitazione del prezzo finale. Come se ciò non bastasse, dopo la sottoscrizione del contratto, veniva inserito un’ulteriore importo, non concordato con l’acquirente, che rendeva le spese accessorie, nel caso di recesso, assolutamente onerose e non giustificate ed, in pratica, ostative al diritto di recesso. Dopo la vendita, svariate decine di consumatori, accortisi di quanto sottoscritto si erano rivolti al Centro Tutela Consumatori per esercitare il diritto di recesso.

Ma nonostante i recessi esercitati, la Congress aveva trattenuto nel corso dei mesi, tratte, cambiali e denaro contante che avrebbero dovuto restituire ai consumatori. "Censurabile era inoltre", – sostiene la consulente del CTCU, Paola Francesconi, "il comportamento tenuto dalla Congress nelle sue lettere inviate ai consumatori con le quali contestavano loro l´errato esercizio del diritto di recesso e contestualmente esercitavano sugli stessi pressioni psicologiche al fine di convincerli a corrispondere quanto previsto nel contratto a titolo di spese accessorie".

Nonostante gli inviti rivolti alla società di procedere alla restituzione di quanto dovuto, questa si è sempre rifiutata di provvedere in proposito. Al CTCU non è rimasto altro che intervenire giudizialmente nei confronti della società, richiedendo in prima istanza un procedimento inibitorio di urgenza.

"Ma Congress Italia" continua Francesconi, fino ad oggi ha continuato ad operare su tutto il territorio italiano e il CTCU ha continuato a ricevere segnalazioni non solo dalla regione ma da tutta Italia: segnalazioni che indicano le pressioni psicologiche che ancora esercitano sui consumatori per limitarne il diritto di recesso e per costringerle al pagamento di spese accessorie non dovute. "Finalmente é stata pronunciata", ribadisce Francesconi, "una sentenza significativa nel campo delle vendite fuori dai locali commerciali in generale, in base alla quale è stato confermato il dovere per i singoli venditori di adeguarsi a quanto previsto dalla normativa in materia, con il riconoscimento in capo agli acquirenti di esercitare il loro diritto di recesso entro i termini legali e senza dover corrispondere spese accessorie di importi spudoratamente eccessivi. Ulteriore merito di questa sentenza è l´avere eliminato dal testo contrattuale della Congress tutte quella clausole aventi contenuto vessatorio e quindi svantaggioso per il consumatore.

 

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