TUTELA CONSUMATORI. Xango, Antitrust apre nuovo procedimento

L’Antitrust ha aperto una nuova procedura contro la società Xango che commercializza il succo di Mangostano. Secondo l’Autorità, infatti, la società continua ad attuare pratiche commerciali scorrette anche dopo il provvedimento di aprile 2011 che imponeva alla Xango di interrompere le attività e comminava una sanzione di 250 mila euro.

A nulla sono valse le rassicurazioni della società che si era detta pronta a cambiare. In particolare, nel bollettino 41/2011 si legge"lo schema di vendita proposto continua a collegare il pagamento della commissione principale non solo al volume delle vendite, ma anche a specifici requisiti della struttura di vendita che ciascun incaricato deve realizzare e mantenere mensilmente, parametri crescenti a seconda del livello/grado raggiunto nello schema. Parimenti, il volume di vendita/acquisto minimo previsto per potersi qualificare ai diversi livelli, rappresenta un vincolo alla vendita o acquisto da parte di ciascun incaricato in forma simile, anche in termini di esborso, a quella che nel precedente sistema era il meccanismo obbligatorio di acquisto ADP. Tali elementi, unitamente al particolare schema di compensi previsto, nel quale non vengono remunerate in modo superiore – con percentuali più elevate – le vendite direttamente procurate dagli incaricati rispetto a quelle procurate dalla c.d. downline, connotano tuttora il sistema Xango come avente un focus prevalente sullo sviluppo e ampliamento della rete di incaricati, nel quale appunto si richiede un continuo sforzo di inserimento di nuovi consumatori per ampliare la base di vendita continuativa del prodotto, e non invece genuinamente ed esclusivamente volto ad incrementare le vendite. Per tali motivi, la pratica commerciale presenta il medesimo profilo di scorrettezza già accertato nel citato provvedimento n. 22299 del 13 aprile 2011, comunicato al professionista in data 6 maggio 2011". In altre parole, il sistema di vendita del succo Xango si connotasse per il suo carattere piramidale in violazione degli articoli 20, 21, lettere b) e c), e 23, lettera p), del Codice del Consumo.

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