TV. Aumento del canone RAI. Contrario il Cnu e i Consumatori

Il prossimo anno pagheremo un canone Rai più salato di 4,4 euro. L’aumento a 104 euro, è stato deciso dal ministero delle Comunicazioni. Il Consiglio nazionale degli utenti, istituito presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha intanto espresso netta contrarietà e preoccupazione. "Un aumento del canone – si legge dalla nota – è ingiustificato prima che sia concluso il nuovo contratto di servizio con la Rai e siano quindi definiti il servizio pubblico e i conseguenti obblighi per la concessionaria rispetto quanto meno a:
1- la garanzia del servizio sull’intero territorio nazionale;
2- il finanziamento del servizio pubblico e l’incidenza nel bilancio Rai del costo delle trasmissioni considerate di servizio pubblico, che, oltre tutto, oggi non sono facilmente identificabili
3- l’entità del gettito pubblicitario e il condizionamento che esso provoca sulla programmazione radiotelevisiva e sulla qualità dei programmi oggi determinata in gran parte dalla rincorsa all’acquisizione della pubblicità e dell’audience".

A questa posizione il Cnu sottolinea "che non è pervenuto nessun riscontro. Nemmeno di tono negativo è pervenuto né da parte del Ministro delle comunicazioni né da parte della Rai: una prova eloquente dell’alta considerazione che Governo e Rai hanno della rappresentanza istituzionale degli utenti e delle associazioni che ad esso fanno riferimento".

Adiconsum con una nota fa sapere che ha apprezzato il recepimento, nel nuovo contratto di servizio, dei temi su cui l’associazione stessa si era espressa durante l’audizione fatta dal Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, tra cui:

  • adeguamento tecnologico nel rispetto della neutralità trasmissiva;
  • innalzamento della qualità dei prodotti;
  • introduzione di un indice di gradimento da affiancare all’Auditel;
  • maggiore tutela per i minori.

Tuttavia, precisa Adiconsum riteniamo un errore aumentare il canone prima dell’approvazione definitiva del contratto di servizio e prima che il servizio universale venga garantito "in chiaro" alla totalità dei cittadini.

L’associazione chiede quindi:

  • una rapida approvazione del contratto di servizio;
  • che tutti gli italiani siano messi in condizione di poter vedere i canali Rai via satellite; o obbligando la Rai a trasmettere tutti i programmi "in chiaro", o attraverso opportune schede di codifica del segnale criptato da distribuire gratuitamente a tutti gli abbonati Rai.

"Per l’ennesima volta si rinnova e anzi si aggrava la vessazione del canone tv ai danni dei cittadini. Una tassa di possesso istituita quando il mercato televisivo era totalmente diverso e che oggi non ha motivo di esistere". E’ il commento del Presidente dell’Adoc Carlo Pileri che ha aggiunto: "Da più parti si è tentato di giustificare l’aumento con il contestuale miglioramento del contratto di servizio e della qualità della programmazione a vantaggio dei cittadini. La realtà è che la Rai rincorre le Tv commerciali curandosi poco della qualità dei programmi che trasmette e anzi escludendo le associazioni dei consumatori dal Segretariato sociale".

L’Associazione avanza allora una proposta per garantire i cittadini almeno sulle somme versate nelle casse della Rai. "I programmi finanziati con i soldi del canone – chiede Pileri – siano contrassegnati da un bollino, siano scelti dagli utenti e soprattutto non siano interrotti dagli spot pubblicitari. Che almeno si faccia sapere agli utenti che fine fanno i loro soldi".

 

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