TV. CNU: “No a qualunque ipotesi di aumento del canone”

Il Consiglio Nazionale degli Utenti è contrario a ogni ipotesi di aumento del canone radiotelevisivo. "Un aumento del canone è ingiustificato prima che sia concluso il nuovo contratto di servizio con la Rai – dice il Comitato – e siano quindi definiti il servizio pubblico e i conseguenti obblighi per la concessionaria rispetto quanto meno a:

  • la garanzia del servizio sull’intero territorio nazionale;
  • il finanziamento del servizio pubblico e l’incidenza nel bilancio Rai del costo delle trasmissioni considerate di servizio pubblico, che, oltre tutto, oggi non sono facilmente identificabili
  • l’entità del gettito pubblicitario e il condizionamento che esso provoca sulla programmazione radiotelevisiva e sulla qualità dei programmi oggi determinata in gran parte dalla rincorsa all’acquisizione della pubblicità e dell’audience."

L’articolo 1 del r.d.l. n. 246 del 1938, sottolinea il Cnu prevede che "chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni e’ obbligato al pagamento del canone di abbonamento". Tale canone ha gradualmente acquisito negli anni natura di prestazione tributaria, sino alla sentenza della Corte Costituzionale n. 284 del 2002 che ha riaffermato la sua natura di imposta, come forma di finanziamento del servizio pubblico e non collegato alla effettiva fruizione dei programmi Rai".

Il Comitato esprime infine un giudizio negativo anche sulle ventilate proposte di nuove modalità di esazione del canone e di singolare lotta ad una evasione favorita anche dall’indeterminatezza del quadro normativo e continuerà ad esaminare i problemi collegati alle questioni del servizio pubblico e del canone, in ordine a un profondo ripensamento della normativa vigente.

 

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