TV. Mancato rispetto della programmazione, l’Adoc ricorre alle autorità

Violazione dei principi di rispetto degli utenti televisivi che non possono neppure più seguire i programmi preferiti. Per questo l’Adoc ha inviato un esposto all’Autorità per le Telecomunicazioni e alla Commissione di vigilanza contro "la disinvoltura con cui negli ultimi mesi vengono modificati i palinsesti Rai e Mediaset. Programmi – spiega l’associazione in una nota – come "Raccontami" o "Nati ieri" o il "Dottor House", per citare quelli più visti, spostati nelle giornate, o programmi come "Affari tuoi" o "Striscia la notizia" allungati fino a sfiorare l’ora".

Rispetto al Ddl Gentiloni, l’Adoc ritiene pericoloso limitare la raccolta pubblicitaria dei privati, considerato che il canone è utilizzato anche per la realizzazione di programmi ‘commerciali’ che sono in concorrenza con la programmazione privata, come i continui cambi di palinsesto dimostrano. Secondo i consumatori la riforma del settore non deve punire o avvantaggiare nessuno, ma soprattutto deve migliorare l’offerta e la trasparenza delle imprese che percepiscono i proventi del canone.

"Il canone – afferma Carlo Pileri, presidente Adoc – è un’imposizione vessatoria senza corrispettivo. Non ci è dato sapere quale sia la programmazione finanziata dal canone. Di certo non è sufficiente quella storica o scientifica (il 10% dei programmi) per giustificare una spesa di quasi due miliardi di Euro. Ma in realtà si dovrebbe parlare di come usare parte dei proventi del canone per finanziare la libertà di espressione attraverso i canali locali, come garantire la libertà d’impresa e come garantire la parità di diritto di accesso alle risorse sia pubblicitarie che tributarie per fare produzione televisiva di interesse pubblico."

"Oggi – continua Pileri – nulla di tutto ciò si fa né i consumatori sono garantiti. E’ per questo che, secondo noi, si dovrebbe fare un contratto di servizio sull’intera produzione televisiva finanziata dal canone. Se poi il canone sia diretto ad uno o più operatori, questo dipende dalle scelte del legislatore, ma non si può pretendere che ci sia un soggetto che prenda sia il denaro pubblico che quello privato per lamentarsi dello strapotere di un gruppo privato. Noi preferiamo l’Antitrust che ci difende da tutte le posizioni dominanti, ma combatte ancor di più chi gioca in un mercato squilibrato dal canone".

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