Tassa sul contante, le banche ci riprovano

Serve qualche centinaia di euro contanti? Basta andare allo sportello della propria banca, penserà il comune cittadino. Che però può ritrovarsi a pagare una commissione per il "servizio" che varia da uno a tre euro, a seconda della banca della quale è cliente. Il fenomeno si è progressivamente diffuso e interessa ormai diversi istituti di credito, come Cariparma, Monte dei Paschi, Ubi, Unicredit. Una delle ultime segnalazioni arriva dal gruppo BNL, che da aprile chiederà ai correntisti un versamento di tre euro per ogni prelievo di contanti allo sportello inferiore a duemila euro. Naturalmente, sono soldi dei clienti. E le Associazioni dei Consumatori non ci stanno.

Federconsumatori e Adusbef, ad esempio, annunciano di aver dato mandato ai propri legali di intervenire "predisponendo le azioni legali necessarie per impedire alle banche di penalizzare i propri clienti in questa gravissima maniera, a partire da un esposto all’Antitrust per pratiche commerciali scorrette". Per il Movimento Consumatori, si tratta di un’operazione "illegittima e inammissibile". Per Paolo Fiorio, responsabile del settore Credito & Risparmio del Movimento Consumatori, è "una nuova vessazione nei confronti dei risparmiatori. La tassa sul prelievo dei contanti è l’ultima trovata delle banche che ancora una volta operano di concerto in maniera anticoncorrenziale e a danno dei clienti, e in particolar modo, di quelli più deboli, quali gli anziani che non hanno grande dimestichezza né con Internet né con il bancomat. Si tratta di un nuovo balzello che, come la commissione di massimo scoperto, non ha alcuna giustificazione. Il Movimento Consumatori avvierà ogni iniziativa per bloccare questa nuova pratica commerciale scorretta".

L’operazione attuata dagli istituti bancari trova l’ostilità di Adiconsum, che si sta attivando per protestare con l’Antitrust e con la Banca d’Italia.

A spiegarci il fenomeno è Fabio Picciolini, segretario nazionale Adiconsum, che così spiega: "La nostra interpretazione è totalmente negativa. Adesso il fenomeno è esploso ma già in passato alcune banche avevano fatto la stessa scelta. È un’operazione che non condivido e non condividiamo come Adiconsum. Innanzitutto, in questo modo si mette in difficoltà il cittadino: non tutti i cittadini hanno il conto online, la carta di credito o il bancomat e quindi sono costretti a prelevare in contanti. Secondo motivo: è vero che la banca deve svolgere un servizio, ma allo stesso tempo è vero che quel servizio è effettuato su soldi del cliente e su soldi sui quali non c’è ormai alcun interesse – prosegue Picciolini – Stiamo preparando una lettera di protesta, non alle singole banche perché sarebbe inutile, ma all’Antitrust e alla Banca d’Italia per chiedere che questa situazione non abbia più luogo".

L’obiettivo dichiarato dalle banche è di favorire l’uso delle carte di credito e dei bancomat e di ridurre l’uso del contante. Questo mette in difficoltà clienti come gli anziani e tutti coloro che non usano le carte di credito. Ma non rischia di pesare su tutta la clientela in generale, che finisce per entrare in conflitto con la propria banca? Sostiene Picciolini: "Sulla guerra al contante siamo tutti d’accordo. Sappiamo che l’Italia è il paese nel quale si usa più contante di qualsiasi altro paese occidentale e questo è un fatto che doveva essere superato nel tempo. Ma da qui a penalizzare una fascia di cittadini, che vuol dire milioni di cittadini, che per vari motivi non hanno mezzi alternativi al contante, è sbagliato. La guerra al contante non si fa in questo modo – argomenta il segretario nazionale Adiconsum – Basterebbe che sulle carte di credito e sul bancomat si abbassassero i costi di tenuta. Secondo il sistema bancario, il costo dell’uso del denaro contante è annualmente di 10 miliardi di euro, fra imprese e banche: secondo loro vengono gettati 10 miliardi perché non si usano carte di credito o altri mezzi di pagamento. Perché non pensare che il risparmio ottenuto utilizzando la carta di credito al posto del contante non vada ad abbassare le condizioni praticate al cliente sui sistemi alternativi al contante?".

Le carte di credito costano troppo e lì si blocca il consumatore. "Esatto – spiega Picciolini – Nel giorno in cui non ci fosse più contante in circolazione le banche avrebbero un risparmio di circa 10 miliardi. Diciamo che non potranno essere 10 miliardi: quello che si risparmierà venga però usato per sviluppare l’utilizzo di mezzi alternativi al contante. Uno dei modi per farlo è quello di abbassare i costi. Non vorrei, per essere chiari, che usare la carta di credito o i contanti a fine anno costasse allo stesso modo. Sarebbe un modo per penalizzare i consumatori".

di Sabrina Bergamini

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