Telecom, i motivi di una assenza clamorosa, di A. Longo

L’assenza di Tronchetti Provera dall’Assemblea di Telecom è una ammissione di responsabilità, un gesto di disprezzo verso l’azionariato (la miriade di piccoli risparmiatori soprattutto…con i grandi ci parla al telefono), o una piccola vigliaccheria per sottrarsi alle critiche che certamente avrebbe ascoltato? Scartiamo la prima, perché il personaggio non sembra capace di ammissione di colpe. Basta leggere le impietose analisi fatte in questi anni dal vicedirettore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti, soprattutto nell’ultimo libro "Il baco del Corriere" (che consigliamo a tutti per avere un quadro dettagliato dei manager italiani, bravi soprattutto a dilapidare la ricchezza dei piccoli azionisti) per arrivare a questa esclusione. La seconda ipotesi ha qualche probabilità di essere vera sommandola alla terza: Tronchetti sapeva che si sarebbe esposto ad un fuoco di fila dei vari rappresentanti dei piccoli azionisti, non ha avuto il coraggio di sopportare queste accuse o forse ha voluto platealmente e sprezzantemente ignorarle.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito Guido Rossi parlare di "Clima da Chicago degli anni ’20" e a motivare la sua esclusione dal Consiglio d’amministrazione, voluta proprio da Tronchetti che pure l’aveva chiamato pochi mesi prima quando si trovava in grande difficoltà, con l’intenzione annunciata di "voler fare pulizia". Cosa dobbiamo dire ai consumatori? Non certo di stare tranquilli, almeno finchè non saranno chiari i piani industriali di chi comprerà la quota di cui Tronchetti vuole disfarsi.

In questi anni la Telecom, che era una azienda sana e innovativa, è stata "spolpata" delle sue parti più redditizie ed è stata condotta cercando di massimizzare i profitti a discapito della qualità. Invece di approfittare della sua condizione di "incumbent" (cioè ex-monopolista ma ancora dominante nella telefonia fissa) per offrire servizi sempre più qualificati a prezzi concorrenziali, Telecom si è accodata alle tecniche più odiose di marketing aggressivo, appioppando a utenti ignari servizi non richiesti, addebitando servizi non effettuati, allungando i tempi di intervento sui guasti o i nuovi contratti, distruggendo praticamente i servizi di gestione dei reclami. Faticosamente le associazioni dei consumatori hanno cercato di frenare questa deriva, con denunce, proposte, accordi. Ora aspettiamo che si presenti la nuova proprietà e il nuovo management.

Che sia italiano o straniero importa poco, considerato il pessimo modo in cui in questi anni l’azienda è stata gestita da italianissimi proprietari e manager. Ci interessa che la rete resti sotto lo stretto controllo dell’Autorità, che va rafforzata nei suoi poteri e nelle sue risorse economiche e di professionalità. Con la nuova Telecom ricominceremo pazientemente a trattare per recuperare qualità ed efficienza nei servizi.

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