Telemarketing aggressivo, domani in vigore nuove regole

In concomitanza con l’entrata in funzione del Registro pubblico delle opposizioni, introdotto dalla recente normativa che ha modificato le regole del telemarketing, il Garante privacy ha fissato (con un provvedimento pubblicato nella Gazzetta ufficiale di oggi) i limiti entro i quali gli operatori del settore potranno utilizzare i dati personali degli abbonati presenti negli elenchi telefonici per effettuare chiamate con operatore ai fini di invio di materiale pubblicitario, vendita diretta, ricerche o comunicazioni commerciali.

A partire da oggi, infatti, gli abbonati che non desiderano ricevere telefonate pubblicitarie dovranno iscriversi al Registro, gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni. E proprio per assicurare che la volontà dei cittadini venga effettivamente rispettata, il Garante ha imposto alle imprese una serie di obblighi.

  • Le società che operano nel settore del telemarketing non potranno più contattare i numeri degli abbonati che si sono iscritti nel Registro.
  • Se un abbonato ha chiesto a una determinata azienda di non essere più disturbato, quell’azienda dovrà rispettare la sua volontà anche se l’abbonato non si è iscritto al Registro.
  • La singola azienda che abbia invece ricevuto in passato il consenso dell’abbonato a ricevere telefonate promozionali, potrà contattarlo, anche se questi è iscritto nel Registro. Tale consenso, che dovrà essere documentabile per iscritto al Garante, potrà comunque essere ritirato in qualunque momento.

Con l’entrata in funzione del Registro viene meno anche la possibilità di utilizzare le numerazioni telefoniche contenute in banche dati comunque formate (comprese quelle costituite utilizzando i dati estratti dagli elenchi telefonici prima del 1° agosto 2005), senza aver prima acquisito un consenso ad hoc.

Per quanto riguarda le numerazioni presenti in pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque (ad es. albi professionali) esse potranno essere utilizzate solo se le telefonate promozionali risultino direttamente funzionali all’attività svolta dall’interessato (sempre che questi non si sia opposto) o se il telemarketing sia previsto dalla normativa di riferimento.

L’avvio del Registro non modifica le regole finora usate per la pubblicità via posta o effettuata con strumenti diversi dal telefono (ad es. posta elettronica, telefax, messaggi del tipo Mms o Sms, chiamate automatizzate senza operatore) che prevedono sempre e comunque la richiesta di un consenso preventivo e informato dell’utente.

Il mancato rispetto delle prescrizioni dell’Autorità comporta l’applicazione di una sanzione da 30mila a 180mila euro, che potrà raggiungere, nei casi più gravi, i 300mila euro.

Il Registro Pubblico delle Opposizioni, raggiungibile al sito internet www.registrodelleopposizioni.it – non ancora del tutto funzionante – è un servizio progettato per raccogliere le utenze degli abbonati presenti negli elenchi telefonici pubblici che non desiderano più essere contattati per scopi commerciali, promozionali o per il compimento di ricerche di mercato tramite l’uso del telefono. Tramite il Registro Pubblico delle Opposizioni – spiega Davide Cecchinato – Segretario Generale Adiconsum Verona – si intende raggiungere un corretto equilibrio tra le esigenze degli utenti e le esigenze delle imprese. Quest’ultime pertanto potranno utilizzare ancora gli strumenti del telemarketing in uno scenario di maggior ordine e trasparenza. Gli operatori dovranno necessariamente consultare il Registro delle Opposizioni prima di avviare qualunque tipo di operazione promozionale, pena le sanzioni stabilite dal Codice della privacy.

Secondo Federconsumatori e Adusbef non si tratta di una passo in avanti nella tutela dei consumatori ma di una "liberalizzazione delle molestie". Le Associazioni contestano il passaggio da un meccanismo di "opt out" ad uno di "opt in" e spiegano che "anche la Commissione Europea, ha più volte sottolineato che, in occasione di un cambio di regime così radicale (dall’opt in all’opt out), è fondamentale assicurare la massima trasparenza e conoscibilità delle nuove regole". Le Associazioni contestano anche la scelta di affidare la gestione del Registro Pubblico delle Opposizioni a un soggetto privato (la Fondazione Ugo Bordoni) senza alcuna gara di evidenza pubblica, invece che al Garante Privacy, che potrà quindi effettuare la propria attività di controllo e di eventuale sanzione soltanto ex post e a valle di segnalazioni provenienti dalle Associazioni dei consumatori o da singoli cittadini.

Per queste ragioni Adusbef e Federconsumatori, oltre a chiedere che il registro sia affidato al Garante della Privacy, invece che ad una fondazione privata (FUB) digiuna delle norme a garanzia della tutela della riservatezza dei dati dei cittadini, chiedono una proroga di almeno tre mesi, per evitare che da domani, il telemarketing selvaggio, promozioni e consigli per gli acquisti possano molestare milioni di cittadini rei di essere titolari di un’utenza telefonica e che non hanno dato alcun consenso ad essere importunati, che hanno il sacrosanto diritto di essere lasciati in pace,almeno tra le mura domestiche.

"Il registro anti-telemarketing è inaccettabile, è stato violato il principio iniziale di salvaguardia dalle chiamate indesiderate – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – che avrebbero dovuto essere vietate verso tutti i cittadini a meno che non si sceglieva di essere inseriti nell’elenco delle persone chiamabili. Il registro, al contrario, ribalta questo principio, autorizzando le chiamate indesiderate verso tutti, tranne coloro che si iscrivono al registro, un grande regalo alle società telefoniche e di telemarketing e un pesante onere per l’utente. Inoltre, in caso di violazione delle regole da parte delle società sull’utente grava anche l’onere di segnalare la violazione al Garante della privacy, che potrà solo applicare una multa alla società colpevole, senza prevedere un risarcimento al consumatore che è stato ingiustamente e illegalmente disturbato. Le sanzioni previste non costituiscono un deterrente forte, andrebbe invece prevista la chiusura della società dopo un certo numero di segnalazioni ricevute. Una norma, quindi, farraginosa e al limite dell’inutilità. Infine, va rilevato un grave problema di organizzazione, dato che l’iscrizione al registro non è applicabile ai numeri inseriti negli elenchi privati, ad esempio i numeri ceduti a terzi al momento della firma di un contratto. La situazione per l’utente è complicata, perché la società chiamante può solo dichiarare se il numero era sull’elenco pubblico o meno, e il consumatore non può sapere da quale elenco è stato preso il numero. Per questo chiediamo che venga rivista la norma sulla privacy, prevedendo la possibilità di firmare contratti senza essere obbligati a fornire il proprio numero. Ad ogni modo, l’Adoc è disponibile a raccogliere tutte le segnalazioni da parte dei consumatori, sia al fine di effettuare un monitoraggio delle violazioni da consegnare successivamente al Garante, sia per offrire assistenza a quanto si sentono danneggiati."

Secondo il Movimento Difesa del Cittadino "i cittadini rischiano di cadere in una trappola ben architettata. Il Registro delle opposizioni in realtà non diminuirà sostanzialmente le molestie telefoniche quotidianamente imposte a milioni di cittadini, spesso nelle ore serali, al momento della cena o nei fine settimana. Infatti – spiega l’Associazione – non ricadono nell’obbligo di rispettare la scelta dei cittadini che si iscrivono al Registro tutti quei cosiddetti fornitori di contatti che utilizzano spregiudicatamente e saccheggiano elenchi di varia natura".

"I cittadini che aderiscono con entusiasmo a una petizione on line o sottoscrivono un conto corrente bancario o acquistano un biglietto per uno spettacolo – continua l’Associazione dei consumatori – si ritrovano senza accorgersene in elenchi che poi vengono lucrosamente venduti a chi vuole vendere qualsiasi cosa, dal contratto telefonico o elettrico a pacchetti-vacanze, etc". "La Fondazione Bordoni – conclude MDC – ha dato una interpretazione molto restrittiva della scelta dei cittadini, limitandone l’effetto solo agli elenchi telefonici, ignorando quel mercato sempre più lucroso delle altre forme di raccolta dei dati. Ci opporremo in tutti i modi a questa interpretazione, anche chiedendo l’intervento della Commissione europea, oltre al Garante della privacy e se necessario ricorreremo al giudice. Chiediamo che chi manifesta la sua opposizione possa essere cancellato da tutti gli elenchi e non solo di quelli telefonici".

Per Cittadinanzattiva, "il Registro delle opposizioni è uno strumento pensato più per fare profitti che per tutelare i cittadini". Afferma l’associazione: "Se l’interesse reale fosse stato quello di tutelare effettivamente i consumatori, si sarebbe scelta una impostazione diametralmente opposta a quella che sottende il Registro. Il fatto che per evitare telefonate indesiderate si debba ricorrere ad un farraginoso procedimento comporterà disorientamento tra i cittadini e una inevitabile escalation di segnalazioni in un settore, quello delle telecomunicazioni, già da tempo al top delle lamentele. Grave anche il ritardo con il quale prenderà avvio una pur necessaria campagna di informazione, che sarebbe dovuta iniziare ben prima dell’entrata in vigore del Registro".

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