Tobin Tax, chi colpirà davvero?

Chi pagherà l’introduzione della Tobin Tax in Europa? Dopo l’annuncio del Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso di una proposta europea di tassa sulle transazioni finanziarie a partire dal 2014, gli esperti temono che a pagare possa essere ancora una volta il cittadino. Gli esperti di settore temono che questa tassa possa colpire soprattutto i fondi pensione e altri sistemi di risparmio, con un effetto diretto non tanto sugli investitori e banchieri ma sui risparmiatori e le piccole e medie imprese. Secondo loro le banche potrebbero ripercuotere sui servizi al cliente la tassazione più alta e spostare all’estero i capitali dei fondi di investimento e strumenti derivati.

I grandi investitori potrebbero spostare fuori Europa le proprie transazioni e convertirle da azioni e obbligazioni, che verrebbero tassate con un’aliquota dello 0,1%, in derivati, con un tasso più basso ovvero dello 0,01%. "La Tobin Tax colpirebbe soprattutto i pensionati e i risparmiatori di tutta Europa, non solo i più ricchi, perché si applicherebbe a tutte le transazioni incluse quelle dei fondi pensione e di investimento", avverte Joanna Cound, investment manager di BlackRock, società di risparmio a livello mondiale. "Anche bassi livelli di tassazione porterebbero ad alti costi per le imprese. E questo, in un momento in cui la volatilità della valuta è alta così come il prezzo delle materie prime, si tradurrebbe inevitabilmente in un peso aggiuntivo per la nostra economia", commenta Martin Wansleben, Direttore della Camera di Commercio DIHK della Germania.

"Inutile senza una tassazione sulle transazioni finanziarie a livello mondiale". Questa è un’altra delle critiche più frequenti alla Tobin Tax, secondo cui la sua introduzione solo in Europa non farebbe altro che spostare molti capitali all’estero. Se ne parlerà al prossimo G20 di Novembre, dove l’Ue dovrà affrontare lo scetticismo di Gran Bretagna, in primis, e Stati Uniti. La Gran Bretagna si è detta infatti contraria, visto che il 33,5% delle transazioni finanziarie che sarebbero colpite dalla Tobin Tax, sono britanniche. Segue il 23,4% della Spagna, il 13,5% della Germania, il 12,4 di Belgio, Olanda e Francia, e solo il 4,8% dell’Italia. A livello mondiale, gli Stati Uniti si erano già detti contrari al G20 del 2009, ma recentemente alcuni membri Democratici del Congresso Usa hanno affermato che ci potrebbero essere delle aperture in questo senso.

Le associazioni dei consumatori hanno invece accolto positivamente la proposta di Barroso e vedono gli allarmi del mondo finanziario come "fumo negli occhi" dell’opinione pubblica europea per portarla dalla propria parte. "Finalmente l’Europa si è decisa a delineare un sistema comune di tassazione sulle transazioni finanziarie, come richiedevamo da tempo", commentano Federconsumatori e Adusbef. "Questo tipo di tassazione sarebbe d’aiuto nel contrastare le speculazioni e un certo tipo di transazioni finanziarie che provocano paura nei mercati e volatilità. Inoltre consentirebbe di far pagare al settore finanziario il giusto prezzo di responsabilità della crisi finanziaria che questo stesso settore ha causato", ha affermato Bernadette Ségol, Segretario generale dell’European Trade Union Confederation (ETUC). E c’è già chi pensa a come spendere le entrate di questa tassazione. Nicolas Mombrial, di Oxfam International, suggerisce che "una significante parte di queste entrate dovrebbe essere usata, come ha suggerito Bill Gates, nell’aiutare i Paesi più poveri a combattere la fame, agevolare l’educazione e incentivare gli investimenti, non soltanto a salvare il budget dell’Ue".

Variegate le reazioni politiche al Parlamento europeo. I Socialisti Udo Bullmann (tedesco) e la greca Anni Podimata hanno detto che la Tobin Tax darebbe all’Ue "una forte leadership di fronte a tutto il mondo su questa questione". Inoltre, a nome del loro gruppo politico, si dicono "sicuri che le preoccupazioni sull’impatto negativo della Tobin Tax sono del tutto infondate e che altri paesi nel mondo seguirebbero l’esempio dell’Ue". Il gruppo dei Conservatori, una grossa fetta del quale è britannica, hanno duramente criticato la proposta di Barroso. "Crescità e competitività non possono essere raggiunte con idee così antiquate".

di Alessio Pisanò

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