Trincia parla del suo ultimo libro: “Il consumatore attivo”

Giustino Trincia, vice segretario generale di Cittadinanzattiva, presenta il suo ultimo libro "Il consumatore attivo", edito da Baldini Castoldi Dalai editore, 2008, in un’intervista a Help Consumatori. Si tratta di un "manuale di servizio" su come diventare un consumatore consapevole dei propri diritti e magari anche in grado di difenderli. Tanti i temi affrontati dalla pubblicazione: dai servizi di pubblica utilità al Codice del consumo, dall’Europa alle liberalizzazioni.

Quali sono le novità rilevanti che questo libro propone nel panorama italiano del consumerismo?

La novità di fondo è che il messaggio centrale del libro sia proprio quello della partecipazione civica. E’ un manuale di servizio che non si limita a dare un’informazione di base sugli 11 servizi che prende in considerazione, ma propone al lettore anche una conoscenza degli strumenti e delle possibilità per esercitare un ruolo attivo, per diventare un consumatore attivo. Si promuove l’accesso ai servizi, la qualità di essi, la tutela dei propri diritti. Il libro pur non essendo un testo di un’associazione, risente molto dell’esperienza che ho maturato negli anni nell’ambito di Cittadinanzattiva. C’è inoltre tutta una parte dedicata a quello che l’Europa ha fatto per elevare gli standard di tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori e questo è importante perché ciò che è stato introdotto in Italia in moltissimi casi risente della grande spinta europea,m in particolare della Commissione europea. Certo l’Italia è indietro da tanti punti di vista per quanto riguarda l’Europa perché ci sono direttive purtroppo ancora non attuate, ci sono ritardi, c’è adesso un’indagine su alcuni temi che riguardano i consumatori che ci vedono appunto in ritardo. Mi sembra che questo tema della concorrenza sia uno dei grandi temi su cui la spinta europea sia stata necessaria.

Come risponde alle accuse rivolte troppo spesso dalla stampa sulla debolezza del consumerismo italiano, che si presenta quasi sempre diviso?

Queste accuse in parecchi casi sono strumentali, orientate in un certo senso a ridurre la crescita che hanno avuto queste associazioni sul tema della difesa dei consumatori nel nostro Paese. Però evidentemente ci sono anche dei fondamenti di verità nelle critiche che ci vengono rivolte e quindi io direi questo. Le associazioni dei consumatori e degli utenti in Italia devono fare un salto di qualità, per essere all’altezza delle sfide e dei risultati raggiunti anche grazie al nostro e al loro lavoro. Non basta più un’associazione declamatoria, che declami i diritti, che segnali le cose che non vanno, che denunci i problemi, occorre ormai un profilo di associazione che sia in grado anche di formulare proposte, e di collaborare per l’attuazione dei cambiamenti che servono al nostro Paese. Quindi il grande tema di alzare l’asticella; quella della qualità, quella della pertinenza dei problemi che si pongono, quella della responsabilità rispetto alle problematiche su cui si interviene e l’asticella anche del tipo di presenza che si ha nel Paese; occorre una presenza radicata sul territorio che sia orientata al migliore utilizzo di internet, per esempio. Quindi presenti con una capacità di analisi e di proposta, non solo con la capacità di denuncia, che però quando serve resta indispensabile.

Quali sono i settori in cui si può fare un’azione preventiva e non solo di denuncia?

Sono tutti i settori su cui si può intervenire prima che ci sia un danno. Dalle banche alle assicurazioni, al servizio idrico, elettrico; dal fisco ai servizi postali, alla telefonia. Tutti i servizi di cui parla questo libro, in cui c’è appunto bisogno di consumatori attivi e di associazioni di consumatori e di utenti molto qualificate. Perché ormai la possibilità di tutelare i propri diritti non dipende più dai grandi discorsi, non è che chi più alza la voce meglio riesce, non è più così ormai da tempo. Non basta andare sui giornali o in televisione per cambiare la realtà. Occorre essere capaci di stare al fianco del cittadino, del consumatore, aiutarlo quando serve e fare in modo che ognuno possa fare la sua parte.

E il rapporto tra le associazioni dei consumatori e la politica è cambiato nel tempo?

Mi sembra che sia prevalente ormai nel mondo del consumerismo italiano la consapevolezza che occorre una vera indipendenza, un’indipendenza politica dai partiti, una vera indipendenza dalle imprese, dai sindacati. Perché fatte le debite distinzioni, non c’è dubbio che c’è bisogno di vere una soggettività autonoma. Tutto ciò non significa non avere rapporti o dialoghi con le forze politiche, dialogo sì, ma autonomia, perché il nostro punto di vista, quello del cittadino consumatore, non è detto che coincida con chi tutela i diritti dei lavoratori, sicuramente non coincide sempre con chi ha l’interesse delle imprese e non coincide neppure con chi ha l’interesse meramente letterario di una rappresentanza politica. Tutto ciò è un arricchimento per tutti.

Quindi non è d’accordo sui tentativi di qualche associazione dei consumatori di entrare in politica?

Assolutamente no. Ne comprendo alcune possibili ragioni, ma questo non significa giustificare dei tentativi che riducono di molto la credibilità e l’autorevolezza delle stesse associazioni. Quando affrontiamo il problema dei treni, o dei mutui, o delle truffe on line, o dei servizi telefonici indebitamente a pagamento o ancora delle vessazioni delle pubbliche amministrazioni o dei pacchi e delle lettere che non arrivano, non è che li affrontiamo a nome di cittadini che votano in un modo o nell’altro. Noi li affrontiamo per tutti, quindi è un grande errore strumentalizzare in chiave esclusivamente elettorale problemi ed esigenze che stanno a cuore di tutti o quasi. Ad esempio la sanità, i problemi del buon funzionamento degli ospedali, dei presidi sanitari sul territorio, di un buon utilizzo dei farmaci sta a cuore a tutti, a nove cittadini e mezzo su dieci.

In questo caso è meglio fare accordi con altre associazioni oppure portare avanti battaglie individuali?

Quando si può lavorare insieme, purché si possa lavorare bene è sempre meglio, su questo non c’è alcun dubbio. Però bisogna crederci e lavorare insieme non può che essere basato su una grande chiarezza di obiettivi, di metodi e di azione. Non può essere una giustapposizione di sigle per intenderci. In progetti come quello "Più concorrenza, + diritti" che cos’è che ci unisce? Una forte e comune sensibilità sull’importanza della concorrenza.

Come può essere la rappresentanza delle associazioni dei consumatori, a livello europeo?

Il tema della rappresentanza è senza alcun dubbio un problema vero a livello europeo. Se ne discute da anni sono state fatte anche delle esperienze che non hanno prodotto risultati di particolare rilievo, mi sento di poter dire. Noi l’esperienza che stiamo portando avanti da alcuni anni è quella di un programma europeo che si chiama Active Citizen Network, che consente di lavorare insieme a circa 70 associazioni dei consumatori dei 27 paesi in Europa. Lavoriamo insieme attorno al piano della ricerca, in senso stretto. Per esempio sugli ideali di rappresentanza, sui temi di responsabilità sociale di impresa che noi preferiamo chiamare cittadinanza di impresa. Lavoriamo insieme anche attraverso programmi come quello che abbiamo presentato il 31 gennaio 2008 a Bruxelles, di valutazione delle autorità di regolazione in Europa, a partire dalle segnalazioni concrete dei cittadini. Un network molto leggero come struttura, che si basa sulla comune volontà di contribuire ad affermare la dimensione europea della cittadinanza attiva. Il 18 aprile del 2008 si terrà per la prima volta la Giornata Europea dei diritti del malato in tutti i Paesi dell’Ue e insieme presenteremo la Carta europea dei diritti del malato che è il frutto del lavoro di queste 70 associazioni dei consumatori, con un lavoro duro, ma entusiasmante che ci consente di fare azioni comuni con una partnership vera.

A cura di Antonella Giordano

 

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