UE verso una conciliazione più efficace

Il Parlamento europeo promuove la "conciliazione" come prassi extragiudiziale per risolvere le dispute legali civili. Proprio all’Europarlamento si è tenuta un’audizione per fare il punto sullo stato di attuazione della Direttiva europea in materia. Presente anche Viviane Reding, Vice Presidente e Commissario alla Giustizia della Commissione europea, insieme a una delegazione italiana composta da Giuseppe De Palo, presidente di ADR Center, da Augusta Iannini, capo del dipartimento di Legge del Ministero della Giustizia, e da Sergio Veroli e Liliana Ciccarelli di Consumers’ Forum. All’incontro sono stati presentati ufficialmente i risultati di uno studio sui vantaggi della mediazione: il "Doing Business In" ovvero il rapporto della Banca mondiale sull’efficienza della giustizia civile, nel quale l’Italia figura al 157 posto. Gli esperti incaricati dall’Ue hanno stimato che in Italia basterebbe un tasso di successo del 4% perché la mediazione produca risparmi di tempo, e del 28% per risparmi anche sui costi. In Belgio, ad esempio, ove la giustizia funziona meglio, queste percentuali "salgono", rispettivamente, a 9% e 44%. Facendo la media dei dati europei, negli Stati membri un tasso di successo del 19% produrrebbe risparmi di tempo, e del 24% risparmi anche di costi.

Con un tasso di successo della mediazione stimato intorno al 75% in Europa, le conseguenze politiche sono scontate: la mediazione merita d’essere incentivata. Giuseppe De Palo, professore di "Alternative Dispute Resolution" dal 1995 e presidente dell’ADR Center (il più grande fornitore di servizi di mediazione in Europa) ha individuato tre possibili modi per incentivare la conciliazione: non solo l’obbligatorietà (come in Italia per alcuni casi), ma una parziale restituzione del contributo unificato, (come in Polonia), crediti fiscali per i mediatori (come in Italia, Romania, Ungheria e Polonia), e di richiesta al giudice di motivare, nelle cause pendenti, il mancato invito alla mediazione (come in Bulgaria).

In Italia bisogna valutare gli effetti della legislazione sulla conciliazione introdotta solo da un mese. L’ha spiegato Augusta Iannini, capo del dipartimento di Legge del Ministero della Giustizia. "La legislazione adottata dall’Italia va più avanti delle raccomandazioni dell’Ue visto che rende la conciliazione obbligatoria in alcuni specifici casi, come le dispute sulle eredità". Adesso bisogna aspettare un po’ di tempo per valutarne concretamente gli effetti, anche se è già prevedibile una diminuzione dei processi civili. Tuttavia alcune categorie, come quella degli avvocati, potrebbero reagire in modo non positivo. "Ma è ancora presto per trarre conclusioni", ha ribadito la Iannini. Più scontati i risultati secondo De Palo: oggi in Italia per risolvere una disputa in tribunale ci vogliono circa 1210 giorni con una spesa di 15.370euro. Con la mediazione, invece, bastano più o meno 47 giorni e 4.370 euro.

Nell’Unione europea la mediazione è ancora in forte ritardo. Nell’aprile 2002 la Commissione europea ha pubblicato un "Green paper" sulla conciliazione come metodo alternativo di risoluzione dispute civili. Nel luglio 2004 sempre la Commissione ha lanciato il Codice di Condotta per i Mediatori, approvato e adottato dalla maggior parte degli esperti del settore. In seguito, nell’ottobre 2004, la Commissione ha sottoposto al Parlamento europeo e al Consiglio una bozza di Direttiva sulla Mediazione. Il Green paper, il Codice di condotta e la bozza di Direttiva fanno tutti parte del pacchetto Ue per garantire un maggior accesso facilitato dei cittadini europei alla giustizia. Sempre lo studio "Doing Business In" ha provato che nell’Ue risolvere le dispute legali con il metodo della conciliazione richiederebbe in media solo 88 giorni con un costo medio di 2.497 euro.

di Alessio Pisanò

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