UNC: i consumatori oggi e la sfida della class action

Il consumerismo fra liberalizzazioni e class action fa il punto sulla tutela dei consumatori e sulle sfide del presente e del futuro, prima fra tutte l’azione collettiva, con un intervento d’eccezione: quello dell’avvocato statunitense Ralph Nader, "padre" della class action americana e due volte candidato alla presidenza degli Stati Uniti. L’occasione è rappresentata dal primo "Incontro nazionale consumatori oggi/2007", una giornata di studio e dibattito sul consumerismo, organizzata oggi a Roma dall’Unione Nazionale Consumatori, in occasione del primo incontro nazionale intitolato alla memoria del fondatore Vicenzo Dona. La giornata ha rappresentato anche l’occasione per una tavola rotonda che ha affrontato il tema della class action: presenti fra gli altri il Ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas Alessandro Ortis, il Garante per la Privacy Francesco Pizzetti, il vice presidente di Confindustria Ettore Artioli. E non è mancata la presentazione di una indagine realizzata da AstraRicerche: il 63% degli italiani non si sente sufficientemente tutelato nei suoi diritti di acquirente e utilizzatore di beni e servizi.

"La libertà è partecipazione al potere" e questa dovrebbe essere la guida all’espansione degli orizzonti dei movimenti dei consumatori: è quanto affermato da Ralph Nader, che si è soffermato sulla class action e sulla differenza fra una valutazione dello sviluppo economico basata sulla produzione e una che invece includa la valutazione dei prodotti rispetto ai consumatori, dunque dal punto di vista del consumatore. Non sono mancati, naturalmente, i riferimenti alla situazione statunitense: Nader ha citato un sondaggio realizzato nel 2007 secondo il quale il 72% degli americani ha affermato che le aziende avevano troppo controllo sulle loro vite. E ha suggerito, fra l’altro, alcune azioni da compiere: educazione consumeristica nelle scuole e corsi per l’educazione degli adulti; la conoscenza delle "best practices" nel business; acquisti di gruppo e gestione di negoziati di gruppo da parte dei consumatori. L’avvocato americano ha parlato della class action: "Concentrarsi sul benessere dei consumatori significa migliorare l’economia e valutare se un sistema economico porta benefici ai cittadini. Purtroppo oggi il mercato è a misura delle esigenze di chi vende e non di chi compra, e questo non è positivo. Un esempio: nel mercato dell’automobile non bisogna pensare a quanti veicoli vengono prodotti ma se e come questa produzione migliora il trasporto di massa. E’ necessaria quindi una valutazione critica dello sviluppo economico. La class action – prosegue Nader – da questo punto di vista rende più facile ai consumatori unirsi contro gli abusi. Abbiamo cominciato 25 anni fa negli Stati Uniti con questa risposta semplice e innovativa per migliorare la qualità della vita dei cittadini, che ha avuto grande successo anche se a volte la stampa europea ne ha denunciato erroneamente alcune storture: a fronte di milioni di dollari pagati dalle aziende ci sono miliardi non risarciti. La class action tuttavia da sola non basta: è necessaria un’educazione che parta dalla scuola e coinvolga anche gli adulti: raccontare quanto di positivo possa realizzare il business con case history di successo; incoraggiare gli acquisti di gruppo da parte dei consumatori e, soprattutto, creare una rete mondiale tra le associazioni".

"L’azione collettiva è uno strumento di difesa e non di attacco": è quanto affermato nella sua relazione introduttiva da Massimiliano Dona, segretario generale dell’UNC, per il quale fra gli strumenti di cambiamento serve "una scuola che insegni l’educazione al consumo", "una politica e una Pubblica amministrazione sensibili e intraprendenti", "Autorità più severe" e "associazioni di consumatori più forti e capaci di essere vicine alla gente". "Serve concorrenza – ha detto – e serve la class action". E proprio l’azione collettiva è stata una dei protagonisti della tavola rotonda. Così, nella selezione dei ricorsi dei consumatori da ammettere alle procedure di class action, secondo il presidente Antonio Catricalà un eventuale filtro dell’Antitrust potrebbe essere in grado di ridurre i tempi dell’iter: "L’Antitrust può fare da filtro". Sull’azione collettiva è intervenuto il ministro dello Sviluppo Economico: "Non esiste – ha commentato Pier Luigi Bersani – che l’Italia non possa avere una norma su questo". Le correzioni previste riguardano la titolarità dell’azione collettiva, con la possibilità di estenderla non solo alle associazioni dei consumatori ma anche a figure titolate a giudizio del giudice, e la questione del "filtro". "Facciamo la class action – ha commentato Bersani – perché il consumatore non si percepisca da solo davanti a una montagna da scalare".

"Speranze e timori del consumatore moderno": questo il tema dell’indagine presentata nel corso della giornata da AstraRicerche, realizzata con il contributo dell’Istituto per la Promozione Industriale e illustrata dal sociologo Enrico Finzi. Da circa mille interviste telefoniche è emerso che il 63% degli italiani non si sente sufficientemente tutelato nei suoi diritti di acquirente e utilizzatore di beni e servizi: in una scala da 1 a 10, il voto medio è stato pari infatti a 4,5. L’insoddisfazione risulta maggiore della media fra i responsabili degli acquisti familiari, fra i 35-64enni, al Sud, nelle fasce socio-economiche superiori e nel ceto medio impiegatizio. I settori nei quali i consumatori ritengono di avere una difesa più bassa sono, nell’ordine, alimentazione e bevande (58% delle risposte), energia (34%), salute e sanità (25%), abbigliamento (20%), prezzi e tariffe (13%), telefonia e TLC (10%). Per gli intervistati, i soggetti che tutelano maggiormente i consumatori sono le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Polizia municipale, Nas: 66% delle risposte), seguite da alcune trasmissioni televisive (come "Mi manda Rai 3) al 56%, da categorie specializzate come medici, veterinari, nutrizionisti, commercialisti (56% delle risposte), da alcune associazioni di consumatori (52%). Seguono Unione europea (49%), alcuni giornalisti (46%: Vianello, Lubrano, Angela); organizzazioni ambientaliste (45%). Minore la percentuale di coloro che segnalano le Autorità e i sindacati (36%), la magistratura (35%), Regioni ed enti locali (32%), giornali specializzati (come "Il Salvagente") al 29% e mass media (sempre al 29%), e infine ministeri, blog, alcuni politici e partiti politici e il Governo. Il campione era stato intervistato sulla class action ma prima che il provvedimento venisse inserito in Finanziaria: a metà ottobre solo il 28% degli intervistati conosceva la futura possibilità dell’azione collettiva. E in tema di liberalizzazioni? Solo la vendita dei farmaci da banco non solo in farmacia è nota alla quasi totalità del campione (94%); non sono invece note al 23% degli intervistati i provvedimenti sulle assicurazioni auto, al 31% quelli sulla chiusura dei conti correnti bancari e i passaggi di proprietà, al 32% quelli su taxi e trasporti.

Non sono mancate le premiazioni. I riconoscimenti sono andati al ministro Bersani (premio Vincenzo Dona 2007), a Ralph Nader e ad Antonio Lubrano, nonché alle migliori tesi di laurea su materie consumeristiche: premiate tesi su class action, concorrenza e privacy.

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