USURA. Decennale legge 108/96, Rosato: “Nel 2006 denunce in calo”

Le denunce per usura subiranno un calo nel 2006 di circa il 40%. È stato il sottosegretario all’Interno Ettore Rosato a fornire le cifre del decremento di segnalazioni che si registra nel nostro paese nonostante il fenomeno non sia assolutamente in calo: al 30 settembre di quest’anno, ha spiegato intervenendo all’incontro tra il governo e le associazioni anti-usura in occasione del decennale della legge 108/96, le denunce sono state 160 a fronte delle 406 registrate in tutto il 2005, per un calo tendenziale del 40%.

Diminuisco anche le persone denunciate ed arrestate per questo reato, dalle 1.260 dello scorso anno alle 639 dei primi nove mesi del 2006. Ecco perchè, a giudizio di Rosato, è necessaria "una svolta nei confronti di un fenomeno che ancora oggi condiziona li territorio nazionale". Tano Grasso, presidente onorario delle Federazione delle associazioni antiracket, ha rilevato la "fortissima contraddizione che c’è tra il drammatico calo delle denunce e il persistere di un fenomeno che negli anni Novanta era un canale di credito per chi esercitava l’impresa mentre oggi è un canale di finanziamento della sopravvivenza anche per quello che un tempo era il cosiddetto ceto medio".

Negli anni ’90 – continua Grasso – l’usura era un fenomeno che riguardava i piccoli commercianti e artigiani, ora c’è stata una estensione del fenomeno e l’usura è diventata canale di sopravvivenza per il ceto medio e la piccola borghesia: a fronte di questo scenario vi è però un calo costante delle denunce». Problema che secondo Grasso è da far risalire a diversi fattori. È mancata innanzitutto – dice – la consapevolezza da parte della politica del rischio, che c’è nei pubblici uffici, nelle scuole e nelle periferie delle grandi città.

Secondo Grasso il vero anello debole del sistema sono le banche: "il soggetto che in questi dieci anni ha dato e offerto meno», alla lotta all’usura. E sono invece proprio le banche «che devono farsi carico in primo luogo del problema, perchè la crescita del fenomeno inquina il sistema di credito legale". Grasso chiede dunque una "assunzione diretta di responsabilità", da parte delle banche e lancia una proposta: le operazioni di usura devono essere considerate tra le operazioni sospette suscettibili di segnalazione da parte degli stessi istituti bancari. "Questo significa – spiega – che il direttore di banca, che non può non conoscere l’usuraio, deve comunicare le operazioni di usura così come avviene per le operazioni sospette. Le banche devono avere il coraggio di perdere i loro clienti e segnalare nel merito casi particolari".

Una proposta condivisa da Rosato. "Si tratta di una proposta assolutamente condivisibile. I direttori di banca devono contribuire e collaborare alla lotta, rendendoli corresponsabili del sistema. Nessuno meglio di loro conosce i clienti". Un atteggiamento che non deve essere visto però come un atto di accusa agli istituti bancari. "Il sistema bancario è il nostro grande alleato – conclude Rosato – senza di loro non si può sconfiggere l’usura". Il sottosegretario ha annunciato che a gennaio ci sarà un tavolo proprio con l’Abi, proprio per fare «un salto di qualità» nel coinvolgimento del mondo bancario.

Da tempo CODICI denuncia il preoccupante fenomeno di "sconfinamento" dell’usura da soggetti produttori di reddito a soggetti percettori di reddito e siamo in attesa che le Istituzioni facciano proprie tali esigenze estendendo almeno quanto già previsto nella legge 108 alle famiglie. Invece, registriamo un silenzio sempre più assordante.

"Il fenomeno dell’usura sia in realtà ancora sommerso – afferma il Segretario Nazionale del CODICI, Ivano Giacomelli, ad esemplificare tale mia affermazione vi è l’elaborazione dei dati del Numero Verde Antiusura della Provincia di Roma nel periodo che va da luglio 2005 a giungo 2006. Dall’elaborazione emerge, difatti, che le categorie più colpite risultano essere gli imprenditori, i commercianti e gli impiegati, per conto dei quali sono state aperte la gran parte delle pratiche inerenti situazioni di sovraindebitamento (rispettivamente il 24,4%, il 15,3% ed il 26,1% su un totale di 111). La piaga dell’usura, dunque, non riguarda più solo i produttori di reddito, ma anche coloro i quali lo percepiscono. Tale fenomeno, pertanto, è da ricondursi alla cd « usura familiare".

 

 

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