USURA. SOS Impresa: sempre più spesso reato associativo. Cnel: rivedere la legge 108

Usura: si è insinuata negli strati sociali della popolazione, fenomeno silenzioso che vede un calo sistematico delle denunce ma è ormai diffuso su tutto il territorio nazionale, con una evoluzione che registra la trasformazione dell’usura in reato sempre più spesso associativo. Il rischio è che il fenomeno si diffonda ancor più, complice la crisi economica. La necessità è quella di rivedere la legge antiusura (108/96). E’ quanto sostiene il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) che, attraverso l’Osservatorio sulla criminalità, ha presentato oggi lo studio "Usura: diffusione territoriale, evoluzione e qualità criminale del fenomeno", predisposto da SOS Impresa. "Emerge – afferma il Cnel – che la Legge antiusura a più di dieci anni dalla sua promulgazione necessita di una profonda rivisitazione, per colpire maggiormente sul lato patrimoniale gli usurai e favorire il reinserimento sociale delle vittime; ciò anche per rendere la denuncia "più conveniente" ed invertire la tendenza di non-fiducia ormai in atto tra le vittime di questo odioso reato".

Dal 1996, anno di emanazione della legge, a oggi, si assiste a "un calo sistematico ed apparentemente inarrestabile del numero delle denunce". Rileva il Rapporto: "Oggi, di fronte all’accentuarsi della crisi economica, alla perdita di redditività delle micro-imprese, al diminuire del potere di acquisto di salari e stipendi, ma anche all’esplodere di modelli culturali e stili di vita sempre più consumistici, l’usura si è insinuata tra tutti gli strati sociali della popolazione rendendo particolarmente rischiosa l’attività della piccola impresa commerciale al dettaglio, dell’artigianato di vicinato, dei ceti più poveri, ma anche di quei soggetti sociali una volta ritenuti immuni da questa piaga".

La ricerca è stata illustrata da Lino Busà, presidente di SOS Impresa, e si basa sull’analisi di 100 casi di usura trattati dalle Procure della Repubblica, ripartiti sul territorio nazionale in proporzione al numero delle denunce (il totale non supera le 500 unità l’anno). Individuano 199 vittime e 230 imputati. "Antico e moderno coesistono – ha detto Busà – rimane la figura dell’usuraio singolo, di quartiere, ma l’usura divente sempre di più un reato associativo". C’è infatti l’usura familiare, nella quale l’attività usuraia ha un’organizzazione familiare con una divisione di ruoli; c’è l’usura di mafia; c’è la "rete usuraia professionalizzata" che, ha spiegato Busà, "è fatta da colletti bianchi, commercianti, avvocati" che "si avvalgono di malavita locale solo per recupero crediti e mascherano l’attività usuraia attraverso false fatturazioni, come fossero servizi". L’obiettivo, ha aggiunto Busà, è quello di impossessarsi dei beni delle vittime.

Quali le vittime? Secondo la ricerca, si tratta soprattutto (47%) di piccole imprese operanti nel commercio, seguite da altre tipologie di imprese (28%), da artigiani (10%), liberi professionisti e lavoratori dipendenti (6% e 7%) e da una bassa percentuale di disoccupati e pensionati (2%). Il numero dei commercianti è dunque aumentato negli ultimi anni, caratterizzati da una crisi che ha fatto registrare fra l’altro la chiusura di 357 mila attività commerciali dal 2000 a oggi.

Nel 79% dei casi il ricorso al prestito usuraio si ripete per due o più volte. La cifra media iniziale è relativamente bassa e varia da 5 mila euro (44% dei casi) a 10 mila (35%), ma il prestito totale nel 27% dei casi oscilla da 50 mila a 100 mila euro, con un 6% di casi che supera di molto i 100 mila. Elevatissimi i tassi di interesse che oscillano fra il 120% e il 240% annui, con un 15% di casi che arriva fino al 500% annuo e un 10% che li supera.

Nella ricerca viene inoltre costruito un indice di "rischio usura" che vede al primo posto le città di Pescara, Messina, Siracusa, Catanzaro, Vibo Valentia. Classifica che sembra suscitare la perplessità di Tano Grasso, presidente onorario Fai (Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane): "Roma e il Lazio – ha detto – sono la vera capitale dell’usura".

Da Tano Grasso è arrivato anche un allarme: "Da noi non vengono più soggetti borderline, vengono soggetti sani". "Siamo in una fase in cui l’emergenza è maggiore – ha detto Grasso – Entrano in gioco nel rischio usura non più aree patologiche o borderline ma aree che mai avremmo considerato patologiche: la piccola e piccolissima impresa artigianale sana. Parliamo di imprese sane che si stanno già trovando a subire le conseguenze della riduzione del credito. C’è un dato, che diventa un fattore criminogeno, nel comportamento delle banche: la possibilità di chiedere il rientro immediato degli affidamenti" alle singole imprese.

In occasione della presentazione dello studio, il Cnel ha illustrato una serie di proposte e modifiche alla legge 108/96 che riguardano, fra gli altri: l’inasprimento delle misure repressive e la parallela certezza del giudizio e della pena; la determinazione dei criteri per la definizione del "tasso soglia" con inclusione della Commissione di massimo scoperto e altri costi; l’applicazione, all’atto dell’incriminazione per usura, di norme patrimoniali restrittive e la previsione dell’istituto del sequestro dei beni del presunto usuraio o, in alternativa, la disposizione del giudice di una cauzione pari all’entità del danno subito, anche valutato in via equitativa. Il Cnel chiede inoltre di aumentare le "caratteristiche premiali per chi denuncia l’usura" e di facilitare la riabilitazione di chi abbia subito più protesti ma abbia adempiuto agli obblighi di legge. Fra le richieste c’è inoltre quella di impedire a chi è condannato per usura di avere conti correnti bancari e postali e quella di subordinare il ricorso al patteggiamento al risarcimento delle vittime.

di Sabrina Bergamini

Comments are closed.