Ue, in declino gli acquisti transfrontalieri

Sono ancora troppi gli ostacoli per il consumatore che vuole acquistare beni o servizi da un altro Paese europeo. Cresce sempre di più, infatti, il divario tra il commercio elettronico transfrontaliero e quello domestico e, di conseguenza, è in declino la fiducia dei consumatori verso gli scambi transfrontalieri e verso l’efficacia delle risoluzioni delle controversie.

E’ quanto risulta dall’edizione di primavera del Quadro di valutazione dei mercati dei beni di consumo pubblicata oggi dalla Commissione europea. Il quadro di valutazione fornisce dati e indicazioni sul modo in cui il mercato interno funziona per i consumatori in termini di scelta, competitività dei prezzi e soddisfazione. Il numero e il valore delle transazioni transfrontaliere è un indice dell’integrazione effettiva del mercato europeo al dettaglio.

Nel 2009 il commercio transfrontaliero è cresciuto pochissimo: soltanto il 29% dei consumatori ha effettuato acquisti in un altro paese dell’UE (25% nel 2008) e soltanto il 25% dei dettaglianti ha venduto in un altro paese dell’UE (20% nel 2008). Cresce il divario tra gli acquisti on line domestici e quelli transfrontalieri: nel 2009 il 34% dei consumatori dell’UE ha acquistato on line beni o servizi da rivenditori nazionali (28% nel 2008), ma soltanto l’8% ha ordinato beni o servizi in altri paesi dell’UE (6% nel 2008).

Da altri studi effettuati dalla Commissione europea emerge che gli acquisti transfrontalieri possono offrire ai consumatori un’effettiva possibilità di risparmiare e una maggiore scelta. Ma continuano a sussistere degli ostacoli e molti commercianti rifiutano di consegnare i loro prodotti in un altro paese.

Precedenti relazioni hanno evidenziato che più del 60% delle ordinazioni transfrontaliere non ha esito. La Commissione ha deciso quindi di abbattere questi ostacoli prendendo le mosse da un catalogo di misure messo a punto nel mese di ottobre 2009. Tali misure comprendono l’armonizzazione delle regole finora frammentate, il potenziamento dei meccanismi per la risoluzione delle controversie e la semplificazione delle regole che si applicano ai dettaglianti.

Sicuramente la crisi economica ha avuto un impatto negativo sui mercati nazionali e sulla fiducia dei consumatori, ma c’è un dato positivo: otto Stati membri, Portogallo, Lussemburgo, Irlanda, Italia, Austria, Francia, Slovacchia e Regno Unito, hanno migliorato la loro posizione rispetto al 2008.

Varia di molto, da un paese all’altro, anche la capacità che i consumatori hanno di fare acquisti di beni e servizi: in sei Stati membri questa risulta essere meno della metà della media europea, tenendo conto sia dei redditi medi sia dei livelli dei prezzi. Colpisce il fatto che il costo della vita sia più abbordabile per i consumatori dei paesi più ricchi, nonostante i prezzi elevati: il Lussemburgo è di gran lunga il paese più abbordabile, seguito da Regno Unito, Cipro, Paesi Bassi e Austria.

"Per i consumatori il mercato unico europeo rappresenta la promessa di una più ampia scelta e di prezzi più bassi – ha commentato il Commissario Ue alla salute e alla tutela dei consumatori, John Dalli – Questa promessa spesso rimane irrealizzata poiché i commercianti e i negozianti si trovano bloccati entro i loro confini nazionali a causa di ostacoli rilevanti. Sono deciso ad adoperarmi, assieme ai miei colleghi commissari, per abbattere questi ostacoli. Intendo lodare – ha concluso Dalli – gli Stati membri che, nonostante le pressioni cui sono sottoposti i bilanci nazionali, continuano a investire per creare un ambiente in cui si nutre fiducia negli organismi a tutela dei consumatori e si risolvono celermente le controversie".

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