Ue, niente penalità per chi recede da un contratto a distanza

Buone notizie dall’Unione Europea per i diritti dei consumatori. Un cittadino che acquista beni o servizi attraverso un contratto a distanza ha il diritto di recedere da tale contratto entro 7 giorni lavorativi e non deve essere obbligato a pagare penalità né ad indicare il motivo del recesso dal contratto. Le uniche spese che gli possono essere imputate sono quelle di spedizione della merce al fornitore.

E’ quanto ha precisato oggi la Corte di Giustizia dell’Unione Europea intervenendo nella seguente vicenda: una consumatrice tedesca ha acquistato un computer portatile via Internet; otto mesi dopo l’acquisto si è accorta di un difetto del prodotto e ha voluto recedere dal contratto di vendita, poiché il venditore si è rifiutato di rimediare gratuitamente al problema. La consumatrice ha chiesto il rimborso di 278 euro, cui il venditore si è opposto reclamando a sua volta un’indennità compensatrice per gli otto mesi di utilizzo del pc (somma pari a 316,80 euro).

Nella sua sentenza la Corte di Giustizia ha precisato che, in maniera generale, l’imposizione di un indennizzo per l’utilizzo del bene acquistato attraverso un contratto a distanza è incompatibile con gli obiettivi della direttiva comunitaria sulla protezione del consumatori in materia di contratti a distanza (direttiva 97/7/CE del 20 maggio 1997). Il consumatore sarebbe scoraggiato ad esercitare il suo diritto di recessione se questo fosse legato al pagamento di un indennizzo. Soltanto ad alcune condizioni, il pagamento di un’indennità compensatrice può essere imposta al consumatore che utilizza un bene acquistato in modo incompatibile ai principi del diritto civile, come quello della buona fede.

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