Università, a Nord si paga di più

Le storiche differenze fra Nord e Sud Italia si riflettono anche sui costi delle tasse universitarie nei diversi atenei nazionali: più care nel Settentrione, meno al Sud. Con una notazione che deve far riflettere per quanto riguarda il reddito delle famiglie alla base del pagamento delle tasse: dove si usa il parametro ISEE, i lavoratori autonomi pagano meno degli operai. Lo dice senza giri di parole il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti: "Come in altri settori in cui si utilizza come parametro l’ISEE, i figli dei gioiellieri pagano meno dei figli degli operai alla catena di montaggio."

La ricerca, alla sua prima edizione, è stata realizzata dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che ha presentato uno studio sui costi delle tasse universitarie negli atenei italiani: "Dalle rilevazioni, effettuate consultando i siti e le guide delle Università con il maggior numero di iscritti, emerge che gli atenei del Nord sono quelli più cari: del 13,13% rispetto alla media nazionale se si considera la prima fascia, e addirittura del 31,92% se si considera il massimo importo dovuto. La differenza appare ancor più evidente tra Nord e Sud, dove il divario, per quanto concerne la prima fascia, raggiunge il 25,27%, e sale fino all’88,87% quando si prende in considerazione la fascia contributiva più alta".

Per fascia si intende la ripartizione delle tasse a seconda dei valori ISEE: si hanno così cinque fasce di reddito, rispettivamente fino a 6 mila euro, fino a 10 mila, fino a 20 mila, fino a 30 mila, e oltre.

Continua la ricerca: "L’università più cara (prendendo in considerazione la prima fascia) è l’Università degli studi di Parma con una retta di 865,52 euro annui per le facoltà scientifiche e di 740 euro per quelle umanistiche, pari al 71% in più rispetto alla media nazionale. Al secondo posto si trova invece l’Università degli studi di Milano (con una retta annuale di 685 euro per le facoltà umanistiche e 789 euro per le facoltà scientifiche). In termini generali, invece, sono gli atenei del Sud ad applicare tasse più basse, con l’Università Aldo Moro di Bari in testa alle università che costano meno (sempre considerando la prima fascia), anche se bisogna sottolineare che parte dell’importo della retta è dovuta al merito. Al secondo posto fra le università meno costose c’è l’Alma Mater di Bologna". In media le facoltà scientifiche costano l’8% in più rispetto alle umanistiche, anche se la differenza non vale per tutti gli atenei.

Fra i dati analizzati c’è anche il costo delle università per le famiglie, rilevato seguendo dati del Ministero dell’Economia e dati Istat. La maggior parte delle famiglie monoreddito di lavoratori autonomi (gioiellieri, albergatori, macellai e via dicendo) secondo i dati del Ministero dell’Economia del 2009, rientra infatti nella seconda fascia ISEE considerata, e quindi paga in media una tassa annuale universitaria pari a 535,34 euro, esattamente come la famiglia (sempre monoreddito) di un operaio non specializzato. Se si considerano i dati Istat, prosegue Federconsumatori, emerge che oltre il 35% dei lavoratori autonomi percepisce un reddito inferiore a 10 mila euro, pari a un ISEE di circa 5 mila, contro oltre il 49% dei lavoratori dipendenti con un reddito compreso fra 15 e 30 mila euro. Risultato: i primi rientrano nella fascia di tassazione più bassa. Da qui il commento sferzante di Trefiletti.

PDF: Federconsumatori, Tabella Università

Comments are closed.