Università, le più care sono Parma, Verona e Milano

L’università più cara d’Italia è quella di Parma con una retta di 1005,87 euro annui per le facoltà scientifiche e di 890,05 euro per quelle umanistiche, pari al 103% in più rispetto alla media nazionale. In generale, gli atenei del Nord costano il 13,5% in più rispetto alla media nazionale. Se si mettono a confronto le università del Nord con quelle del Sud, la differenza diventa del 28,3%. Divario che si fa di gran lunga più evidente per la fascia dei redditi più alti: le università del Nord risultano più care del 68% rispetto a quelle del Sud.

E’ il quadro tracciato dal secondo Rapporto sui costi delle tasse universitarie negli atenei italiani, realizzato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori consultando i siti e le guide delle università con il maggior numero di iscritti. Gli atenei selezionati sono stati suddivisi in 3 macroaree: Nord, Centro e Sud e per ogni macroarea sono state scelte le 3 regioni con il maggior numero di studenti (annuario Istat del 2009). Per il Nord sono state selezionate Lombardia, Piemonte e Veneto; per il Centro Lazio, Toscana e Emilia-Romagna, ed al Sud, Campania, Puglia e Sicilia. Per ogni Regione sono stati individuati i due atenei con il maggior numero di iscritti.

E’ stata, infine, seguita la classifica presentata dal Censis per l’A.A. 2008/2009, elaborata sulla base dei seguenti indicatori: Servizi, Borse, Strutture, Web e Internazionalizzazione. Le tasse sono state calcolate in base a 5 fasce I.S.E.E. di riferimento (prima fascia fino a 6000 euro, seconda fino a 10.000, terza fino a 20.000, quarta fino a 30.000, quinta senza limite). Complessivamente, rispetto al 2010, si registra una lievissima contrazione dei costi a carico degli studenti appartenenti alle fasce di reddito più basse, e un incremento a carico, invece, delle fasce più alte. Per gli studenti appartenenti alla prima e alla seconda fascia di reddito i costi sono diminuiti, rispettivamente, dell’1% e del 4%. I costi relativi alla 3 fascia rimangono pressoché invariati, mentre aumentano rispettivamente del 4% e del 10% le tasse per gli studenti appartenenti alla quarta e quinta fascia.

Nella classifica delle università più care, dopo quella di Parma c’è quella di Verona, con una retta annuale di 613,18 euro per le facoltà umanistiche e 671,22 euro per quelle scientifiche. Al terzo posto c’è la Statale di Milano, mentre all’ultimo c’è l’università di Bari che, per la prima fascia di reddito, è quella meno cara, anche se parte della retta è dovuta al merito, quindi una votazione più bassa si traduce in un aumento delle tasse.

In generale gli atenei del Sud applicano le tasse più basse e, rispetto a questo dato, Federconsumatori ha tratto una deduzione: non dichiarare il proprio reddito (rientrando automaticamente nella fascia più alta) costa di meno al Sud. E poi c’è un altro dato significativo che si lega all’evasione fiscale. Nella seconda fascia, quindi accanto alle famiglie monoreddito, rientrano molti lavoratori autonomi, come ristoratori, gioiellieri e albergatori, che quindi pagano in media una tassa annuale universitaria pari a 515,82 euro.

"Questi dati, se affiancati a quelli della crescente evasione fiscale e della diminuzione degli investimenti sulla pubblica istruzione, fanno emergere un quadro drammatico: si andrà sempre più verso un aumento degli studenti che appartengono o dichiarano di appartenere alle prime fasce, e quindi una diminuzione delle risorse da distribuire agli studenti che realmente ne hanno bisogno – dichiara Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori – Anche qui, come in altri settori in cui si utilizza come parametro l’ISEE, i figli degli operai alla catena di montaggio pagano di più dei figli dei gioiellieri".

 

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