Usura: credito “nero” più diffuso al Sud

Il credito diventa "nero" quando si ricorre all’usura. E in una mappa dell’Italia che prenda in considerazione il rischio dell’usura, ovvero la vulnerabilità del territorio rispetto a un fenomeno che difficilmente viene denunciato – con la conseguenza che il numero di denunce è molto diverso dal numero di richieste di assistenza presentate a fondazioni antiusura – tutte le province con un indice di usura considerato alto o medio-alto appartengono al Mezzogiorno, con una situazione di particolare rischio per le province della Calabria, della Campania e della Sicilia. Sono i dati resi noti oggi dall’Eurispes che ha pubblicato lo studio "L’usura: quando il ‘credito’ è nero", elaborando un indicatore chiamato Indice di Rischio Usura.

Intanto, c’è un contesto di sfondo fatto di un crescente fenomeno di difficoltà delle famiglie italiane: il 28,6% delle famiglie non ha un reddito mensile tale da consentirgli di arrivare alla fine del mese; il 42,9% può sostenere economicamente le proprie esigenze di consumo solo utilizzando i propri risparmi; il 23,3% e il 18,1% delle famiglie, rispettivamente, dichiarano difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo e del canone di affitto (dati del Rapporto Italia 2010).

L’usura sconta, come già accennato, la differenza fra il numero di denunce giudiziarie e il numero di richieste di aiuto rivolte a fondazioni e associazioni di categoria. L’Eurispes dunque, nella direzione di mappare il territorio secondo il livello di permeabilità all’usura, ha formulato un Indice di Rischio Usura (IRU), fondato sull’analisi di quelle variabili di contesto socio-economico che si ritiene possano influenzare il grado di vulnerabilità di un territorio rispetto all’usura, dal quadro economico allo stato di protesti e sofferenze al tessuto imprenditoriale ai reati di criminalità. L’Indice assume così valori compresi tra 0 e 100 (in funzione crescente del grado di vulnerabilità del territorio), aggregati in cinque classi di rischio usura: molto basso (0-20), basso (20-40), medio (40-60), medio-alto (60-80) e alto (80-100).

A partire da quest’indice, l’Eurispes evidenzia che tutte le province con un Indice di Rischio Usura classificato come alto e medio-alto appartengono al Mezzogiorno: nell’ordine, ci sono Vibo Valentia (100), Catanzaro (99,3), Caserta (98,3), Reggio Calabria (97,1), Crotone (95,0), Cosenza (93,9), Benevento (91,7) e Agrigento (91,0). Agli ultimi posti, al contrario, Bologna con 6,3, Bolzano con 5,6 e Trento con zero. Roma ha un indice corrispondente a 26,5, Milano più basso a 14,7.
Secondo l’Eurispes, la maggiore vulnerabilità del Sud Italia "trae origine dalla persistenza, a livello regionale e provinciale, di talune condizioni che si ritiene favoriscano il diffondersi del fenomeno dell’usura, tra cui: l’elevato tasso di disoccupazione; il Pil pro-capite notevolmente inferiore rispetto alla media nazionale; la diffusione della criminalità (estorsioni, associazioni a delinquere); le crescenti difficoltà economiche di famiglie e imprese (protesti, sofferenze, cessazioni di impresa); la minore presenza di banche sul territorio (sportelli, comuni serviti) e le difficili condizioni di accesso al credito (tassi di interesse medi attivi superiori rispetto alla media nazionale)".

Sono particolarmente a rischio, dunque, le province della Calabria (con un indice medio regionale di 97,1), seguite dalla Campania e dalla Sicilia. Nella categoria identificata come a rischio medio si riscontra, viceversa, una netta predominanza delle province del Centro (60% del totale). La più alta concentrazione delle province del Centro Italia nella classe di rischio usura medio trova conferma anche nella classifica regionale, nella quale Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria registrano valori IRU compresi tra 41,8 e 57,3. Nelle classi di rischio molto basso tutte le province, ad eccezione di Firenze, appartengono al Nord Italia, con una netta prevalenza delle province del Nord-Est rispetto a quelle del Nord-Ovest (rispettivamente 64% e 32% del totale). Le province di Trento e Bolzano risultano in assoluto le meno vulnerabili rispetto al fenomeno dell’usura, cui corrisponde nella graduatoria regionale il primato del Trentino Alto Adige (valore IRU 2,8), seguito da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto (con un valore IRU rispettivamente di 15,3, 18 e 18,7).

L’istituto, nella rilevazione effettuata per il Rapporto Italia 2010, ha inoltre chiesto ai cittadini se fossero o meno a conoscenza di persone che si rivolgono agli usurai per ottenere prestiti: nel 25,2% dei casi la risposta è stata affermativa. La percentuale di quanti sono a conoscenza di persone che hanno fatto ricorso a prestiti usurai è più elevata, e addirittura sopra la media nazionale, nelle regioni del Mezzogiorno (30,7%) seguite da quelle del Centro Italia (29,1%).

L’Eurispes evidenzia anche la difficoltà e la criticità del rapporto degli italiani con le banche. Per quanto riguarda la domanda di prestiti bancari, circa un terzo degli intervistati o delle loro famiglie, pari al 34,2%, si è rivolto negli ultimi tre anni a prestiti bancari: le richieste più frequenti sono per prestiti bancari diretti all’acquisto della casa (mutui ipotecari) o per saldare prestiti contratti con altre banche/finanziarie (rispettivamente 47,7% e 33,2%). Sotto la soglia del 20% si attestano i prestiti bancari erogati per matrimoni o altre ricorrenze (17,7%), per spese di carattere medico e vacanze (rispettivamente 10,6% e 1%). Ma il giudizio degli italiani nei confronti delle banche è scettico, se non addirittura critico: il 45,7% di chi ha avuto accesso al credito bancario ritiene che il tasso di interesse applicato sia troppo alto; l’86,1% degli italiani ritiene che il sistema bancario non sia in alcun modo (46,6%) o poco (39,5%) in grado di farsi carico dei problemi delle famiglie; il 55,2% degli intervistati è convinto che le banche diano credito solo a chi dimostra di possedere dei beni.

Comments are closed.