VIII Congresso di Legambiente, HC intervista F. Ferrante

Si è oggi aperta a Roma la dieci giorni di incontri e convegni sulle grandi tematiche ambientali organizzata da Legambiente in vista dell’ottavo Congresso nazionale (7-8-9 dicembre). La prima giornata ha visto la presentazione della ricerca "Vivi con stile: saperi, mode, comportamenti. Dentro le nuove culture ambientali", guida per il vivere quotidiano ecosostenibile. In occasione del Congresso Help Consumatori ha intervistato il senatore Francesco Ferrante, direttore generale dell’associazione.

D. "Un nuovo ambientalismo per un altro progresso". Questo lo slogan del vostro ottavo Congresso. Cosa si intende per "nuovo ambientalismo"?

R. Si intende un ambientalismo che sia in grado di intrecciare le sue ragioni (quelle della tutela dell’ambiente) con quelle sociali, ovvero quelle che esigono un cambiamento delle relazioni umane e del modello di sviluppo. Il nuovo ambientalismo non è solo sintomo di una malattia, ad esempio dell’inquinamento frutto dell’attuale modello di sviluppo, ma anche una terapia o parte di essa che possa suggerire proposte e contenuti per un cambiamento positivo.

D. In questi 27 anni quali sono state le vittorie più importanti?

R. La più significativa è quella del referendum sul nucleare di 20 anni fa (1987). Oggi celebriamo quel risultato che possiamo considerare il più importante. Prima ancora, nel 1985 ci fu la vittoria contro l’ipotesi di costruire a Gioia Tauro una grande centrale a carbone: trionfo che poi ha permesso che in quel luogo si sviluppasse il porto più importante del Mediterraneo. Sono stati tanti gli obiettivi raggiunti a livello locale. In generale il successo più importante è che l’ambientalismo ormai si è affermato come un elemento fondamentale della cultura di tantissimi nostri concittadini.

D. I cambiamenti climatici sono una delle più grandi lotte che tutta la società civile dovrà affrontare. Quale è il vostro impegno?

R.C’è una grande soddisfazione per il riconoscimento di questo fenomeno da parti di chi, come noi, raccolse un milione di firme all’inizio degli anni ’90 in occasione della campagna "Fermiamo la febbre del pianta"; nel 1992 ci fu poi la conferenza di Rio de Janeiro in cui si firmò la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che portò qualche anno dopo al protocollo di Kyoto (ndr: 1997). In quegli anni la nostra era una battaglia contro chi sosteneva che i cambiamenti climatici erano un’invenzione degli ambientalisti e che non c’era alcun effetto dell’uomo sul riscaldamento del pianeta. Oggi abbiamo la grande soddisfazione che: la comunità scientifica è unanime nel riconoscere questo fenomeno; che il Nobel per la pace è andato, oltre all’ex vice presidente americano Al Gore, al Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (Ipcc). Possiamo quindi essere soddisfatti di aver conquistato questo diffuso consenso. Per il futuro dobbiamo però capire che per combattere i cambiamenti climatici è necessario cambiare due cose fondamentali: il modo in cui produciamo e distribuiamo l’energia e il modo in cui spostiamo noi stessi e le merci. Si tratta di due attività che si sono sviluppate grazie allo sfruttamento delle fonti fossili. Dobbiamo però uscire dall’era del fossile per avviarci verso un radicale cambiamento per il perseguimento del benessere individuale e collettivo sotto altre forme.

D. Legato ai cambiamenti climatici è il tema dell’energia. Riusciranno le fonti rinnovabili a svilupparsi? Nel vostro documento congressuale parlate del ritardo dell’Italia rispetto all’Europa non solo nelle politiche per l’ambiente ma anche nella capacità di competere e nel sistema di tutele sociali…

R.Le fonti rinnovabili hanno in Italia uno straordinario futuro di sviluppo. Insieme al risparmio energetico, le energie pulite sono l’unico futuro possibile. Altri paesi lo hanno capito prima e meglio di noi e ora stanno sfruttando le fonti rinnovabili anche da un punto di vista economico: ad esempio la Germania dove lavorano in questo settore circa 200mila persone. L’Italia è in ritardo, è quindi necessario recuperare rapidamente per metterci alla testa di quei paesi che sul fronte dell’innovazione tecnologica e delle fonti pulite giocano il loro futuro. Dal punto di vista delle tutele sociali, Legambiente vuole sottolineare come oggi l’ambientalismo si intrecci fortemente con la difesa della coesione sociale.

D.Secondo una recente indagine del GSE è emerso che gli italiani sono dei buoni risparmiatori di energia. Si potrebbe fare di più?

R. Gli italiani sembrano esserlo anche per motivi storici legati al modo in cui era organizzata la tariffa sociale che ha disincentivato i grandi consumi. Oggi si potrebbe fare molto di più. Non faccio riferimento a comportamenti un po’ folkloristici come il suggerimento del Ministro delle Attività produttive della precedente legislatura alle massaie, ovvero quello di mettere il coperchio sopra le pentole per risparmiare gas quando si vuol far bollire la pasta. Penso piuttosto a politiche serie di incentivazione dei risparmi a livello industriale ma anche domestico che possano portare veramente a grandi benefici.

D. Da 10 anni tra Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino (MDC) c’è stretta collaborazione e sinergia in parecchi sedi territoriali. Qual è il bilancio di questa alleanza e più in generale i rapporti con le associazioni di consumatori?

R.Da tempo esiste una sorta di "gemellaggio" con il Movimento Difesa del Cittadino. Molte le iniziative in comune soprattutto nel settore della sicurezza alimentare o sui diritti dei pendolari. Si tratta di temi in cui la tutela dei consumatori si intreccia con quella degli interessi ambientali. A parte lo storico rapporto preferenziale con MDC, siamo interessati ad una relazione generale con tutte le associazioni a cui chiediamo altrettanta attenzione sui temi ambientali.

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