VINO. Allarme Cia: “La tendenza degli accordi internazionali non premia la tradizione”

La Cia (Confederazione italiana agricoltori) lancia un nuovo allarme per il settore vino: la tendenza degli accordi internazionali non premia la tradizione ma la tecnologia. Secondo gli agricoltori gli accordi tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti e i prossimi con l’Australia ed il Cile rappresentano una specie di scorciatoia per le difficoltà agli accordi mondiali sul commercio, l’Europa, tradizionale culla della produzione vitivinicola riconosce e quindi apre le porte del suo mercato ai vini di quei paesi, anche se le regole di produzione sono molto diverse e più permissive delle nostre.

Si tratta di una concorrenza accettata – aggiunge la Cia – in cui da una parte il vino è la tradizionale fermentazione dell’uva della specie vitis vinifera appositamente coltivata e dall’altra è invece un prodotto tecnologicamente preparato, anche se ben fatto. In cambio però ci si aspetta la protezione delle nostre denominazioni di origine in quegli stati, cosiddetti "nuovi produttori", che le hanno fino ad ora usurpate, producendo dal Chianti al Bordeaux, dal Marsala al Porto e via dicendo.

"Come accade sulla questione dei trucioli per dare sapore di legno ai vini senza investire nelle costose botti e barriques di quercia o di rovere -chiarisce gli agricoltori – ribadendo la propria contrarietà a questo tipo di surrogato all’invecchiamento che, laddove ammesso, tanto per i vini europei che per quelli extra-comunitari, dovrà necessariamente trovare chiara comunicazione in etichetta, in modo che l’operazione non si traduca in una sopravvenienza gratuita per chi la utilizzerà. Paradossi che penalizzano i nostri produttori e nello stesso tempo beffano i consumatori non in grado di fare un acquisto consapevole, spesso trovandosi a pagare di più un prodotto di minor valore."

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