VINO. Cia denuncia: “Lo zuccheraggio danneggia qualità del prodotto e consumatori”

Imporre lo zuccheraggio quale metodologia produttiva del vino. Questo è, secondo la Cia Confederazione italiana agricoltori, l'intento dei paesi del Nord Europa che vogliono estendere tale pratica anche ad altre nazioni dove invece è vietata. Si tratta, denuncia la Cia, di un sistema che guarda esclusivamente al vantaggio economico, e che ignora gli aspetti della qualità e della tutela del consumatore.

 

Stati come la Francia, che "zucchera" oltre il 60% della sua produzione, "hanno l'evidente intento – sottoinea la Confederazione – di spaccare il fronte del Sud (dove tale pratica è vietata) che ha fin qui sostenuto la proposta della Commissione europea di vietare lo zuccheraggio ed eliminare l'aiuto ai mosti concentrati"."Questo tentativo maldestro -sostiene la Cia- è perseguito con grande determinazione sia a livello politico (basti pensare alla campagna elettorale francese per la elezione del Presidente della Repubblica) che a livello organizzativo, per il peso che i produttori vinicoli hanno anche in Germania, Austria, Ungheria e negli altri paesi del Nord Europa. L'annunciato divieto della Commissione, che si basa soprattutto sulla necessità di adeguarsi alla richiesta mondiale di eliminare tutti i sostegni al contenimento dei costi di produzione, rappresentati in questo caso dall'aiuto al mosto concentrato, metterebbe in crisi i vini arricchiti con zucchero di barbabietola che vedrebbero aumentare notevolmente il loro costo di produzione, in quanto un grado alcolico prodotto in vigna è fino a dieci volte superiore a quello ottenuto con lo zucchero e di sei volte superiore a quello del mosto concentrato in una condizione in cui, a seconda della zona viticola, è possibile aggiungere fino a cinque gradi con lo zucchero".

 

"La questione – aggiunge la Cia – non è, quindi, legata alla qualità o al clima, come sostengono i paesi del Nord, ma semplicemente economica per l'abbassamento dei costi di produzione e per la competitività di prodotti che, se fatti naturalmente non avrebbero certo la concorrenzialità che hanno ricorrendo ad artifici produttivi. Se così non fosse, già da tempo i produttori del Nord avrebbero accettato quanto proposto dalla Cia fin dalla riforma del 1987, e cioè di arricchire con lo zucchero dichiarandolo in etichetta". "Nei giorni scorsi – ricorda la Cia – sulla stampa mondiale è stata data enfasi al fatto che, grazie ai cambiamenti climatici, in Inghilterra sarà più facile produrre vini spumanti e che un produttore locale sta impiantando diverse centinaia di ettari di vigneto. E' giusto non limitare lo sviluppo delle imprese, perché in Gran Bretagna, essendo un paese classificato insignificante ai sensi dell'Ocm vino in vigore non vige il divieto di nuovi impianti e neppure un limite allo zuccheraggio, ma sarebbe altrettanto giusto che anche i nostri vitivinicoltori potessero programmare il loro sviluppo, specialmente quando hanno qualità e mercato, senza dover pagare il diritto di piantare un vigneto a fior di migliaia di euro".

 

La Confederazione degli Agricoltori Italiani denuncia che si sta mettendo a repentaglio la corretta informazione dei consumatori sulla produzione enologica, in modo tale da "lucrare sul differenziale del costo di produzione fra chi punta sul territorio e sull'uva e chi, invece, il vino lo fa principalmente in cantina".

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