VINO. Coldiretti, con via libera a trucioli la qualità retrocede

L’esclusione dalle guide accreditate del settore a cui si affidano importatori e prestigiosi ristoranti di fama mondiale, la messa al bando dai percorsi turistici enogastonomici, l’omologazione sui mercati internazionali con concorrenti di minor qualità australiani e statunitensi e addirittura la possibile espulsione dalle celebrazioni liturgiche che accettano solo vino "non corruptum". Sono questi secondo Coldiretti alcuni degli effetti di un via libera indiscriminato ai trucioli per l’invecchiamento artificiale del vino che provocherebbe una vera e propria retrocessione in B del Made in Italy che nel tempo ha conquistato il 25 per cento del mercato mondiale ed effettuato uno storico sorpasso nei confronti della Francia negli States.

La presentazione di una mozione parlamentare, sottoscritta da parlamentari di maggioranza e opposizione con primo firmatario Ermete Realacci, per chiedere al Governo un impegno per tutelare il vino italiano di qualità è la prima tappa di una mobilitazione avviata dalla Coldiretti insieme a Legambiente e Città del Vino. Una necessità per non compromettere la crescita tumultuosa fatta registrare dal vino Made in Italy che nel primo trimestre del 2006 secondo l’Istat ha realizzato un boom del 9 per cento nel valore delle esportazioni e – precisa la Coldiretti – un successo rilevante negli Stati Uniti (+18 per cento) e nei nuovi Paesi emergenti come Russia (+20 per cento) e Cina (+132 per cento), mentre sono stagnanti le tradizionali spedizioni nei Paesi dell’Unione Europea (-2 per cento).

I risultati del 2006 – sostiene Coldiretti – dimostrano la presenza di nuove e rilevanti opportunità di crescita del vino Made in Italy che nello scorso anno ha raggiunto un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3 dei quali attraverso l’export, con buone prospettive grazie a una produzione di qualità, ma contenuta a circa 50 milioni di ettolitri della quale quasi un terzo, per un totale di 15 milioni di ettolitri, destinata ai 361 vini nazionali Doc e Docg. Un deciso orientamento alla qualità che – precisa la Coldiretti – ha fatto diventare il vino uno dei più autorevoli ambasciatori dell’Italia nel mondo tanto che i risultati di una ricerca dell’Istituto Piepoli, commissionata dall’istituto Leonardo e dall’Ice, evidenzia come per uno straniero su due (45%) siano i vini e il cibo la prima cosa che viene in mente pensando all’Italia, più che i luoghi (20%), l’abbigliamento (19%) e il calcio (15%). Un patrimonio di immagine per le imprese nazionali che – continua la Coldiretti – va difeso nei confronti delle imitazioni e della concorrenza sleale fondata sulla mancanza di trasparenza nell’informazione sulle caratteristiche dei prodotti in riferimento alle modalità di invecchiamento e alle tecniche utilizzate, come l’utilizzazione dei trucioli per invecchiare il vino che, senza un’etichettatura trasparente, inganna i consumatori e danneggia i produttori impegnati nel mantenimento di tecniche tradizionali, quali la maturazione dei vini in botti di legno.

La mobilitazione dei coltivatori è a sostegno di un impegno presso tutte le sedi comunitarie affinché vengano privilegiate la qualità e le tipicità del vino italiano, per tutelare il lavoro degli imprenditori vitivinicoli e salvaguardare del diritto dei consumatori a non essere ingannati attraverso l’adozione di chiare modalità di etichettatura e con l’esclusione della pratica enologica dei trucioli di legno per i vini di qualità certificata.

 

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