VINO. Sindaco vieta trucioli per invecchiamento. Consensi da Coldiretti e Legambiente

Il sindaco di Torrecuso (Benevento) Francesco De Nigris ha emanato oggi un’ordinanza adottata "per motivi precauzionali" con la quale vieta, nel territorio comunale, l’utilizzazione dei trucioli nelle pratiche enologiche legate all’invecchiamento al posto di botti e barriques. Si tratta di un’ordinanza, unica per le sue caratteristiche in Italia e nell’Unione Europea, che anticipa l’imminente recepimento da parte dello Stato italiano della direttiva comunitaria che legalizza, invece, i trucioli di legno per invecchiare velocemente e a costi irrisori il vino.

Mentre il sindaco avverte che si batterà in sede parlamentare per difendere i vini di qualità e tutelare la salute dei cittadini, arrivano i consensi di Legambiente e Coldiretti. A tal proposito le due associazioni con Città del Vino hanno lanciato una petizione diretta al Governo italiano e al commissario dell’Agricoltura Ue, affinché tutelino i vini invecchiati tradizionalmente nelle botti di legno e il diritto dei consumatori di scegliere cosa bere.

L’associazione ambientalista la considera un’iniziativa importante, "un segnale per l’opinione pubblica e per il nostro Parlamento affinché siano tutelati i vini invecchiati tradizionalmente nelle botti di legno". "Accettare – spiega Legambiente – la legalizzazione dell’uso dei trucioli nel vino significa andare in direzione opposta alla qualità e tradire l’identità del nostro vino. Il vino di qualità non è una bevanda che si ottiene per aggiunta di ingredienti, ma il risultato di un lavoro serio e attento. La nostra battaglia prosegue a tutela dei consumatori".

Secondo Coldiretti, si tratta di un’iniziativa "che sensibilizza positivamente l’opinione pubblica e le Autorità regionali, nazionali e comunitarie alla difesa del metodi tradizionali che hanno garantito alla produzione Made in Italy di vino la conquista di primati sul mercato europeo e internazionale".

La Coldiretti ricorda, inoltre, la crescita tumultuosa fatta registrare dal vino Made in Italy che nel primo trimestre del 2006 secondo l’Istat ha realizzato un boom del 9 per cento nel valore delle esportazioni e un successo rilevante negli Stati Uniti (+18 per cento) e nei nuovi Paesi emergenti come Russia (+20 per cento) e Cina (+132 per cento), mentre sono stagnanti le tradizionali spedizioni nei Paesi dell’Unione Europea (-2 per cento).

"I risultati del 2006 – sostiene l’associazione degli agricoltori – dimostrano la presenza di nuove e rilevanti opportunità di crescita del vino Made in Italy che nello scorso anno ha raggiunto un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3 dei quali attraverso l’export, con buone prospettive grazie a una produzione di qualità, ma contenuta a circa 50 milioni di ettolitri della quale quasi un terzo, per un totale di 15 milioni di ettolitri, destinata ai 361 vini nazionali Doc e Docg".

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