Ventennale Federconsumatori, intervista a R. Trefiletti

Un excursus sulla storia del consumerismo, progetti e sfide da vincere. A vent’anni dalla nascita di Federconsumatori l’attuale presidente Rosario Trefiletti si racconta. Il 25 e il 26 novembre l’associazione dei consumatori organizza a Roma presso il centro congressi Frentani "20 anni di Federconsumatori: riflessione sulla evoluzione del consumerismo nel nostro Paese". Tra gli eventi in programma l’incontro con Msr Erin Brockovich, , testimone della più importante Class Action negli Stati Uniti e la tavola rotonda coordinata da Giovanni Valentini, editorialista del quotidiano La Repubblica a cui parteciperanno tra gli altri: il Presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, il Segretario Generale CGIL Guglielmo Epifani, l’On. Pierluigi Bersani, il Presidente Coldiretti Sergio Marini ed il Sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico – Presidente CNCU Sen. Ugo Martinat.

Un compleanno importante per Federconsumatori, com’è cambiato in questi 20 anni il consumerismo italiano?

La Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti (n. 281/1998) ha rappresentato uno spartiacque nella storia del consumerismo italiano. Possiamo discernere tra l’ante 281 e il post 281. Nel primo decennio in Italia vi sono stati molti ritardi rispetto al contesto internazionale e le associazioni dei consumatori hanno vissuto in una sorta di marginalità. Intervenivano su alcuni problemi ma erano forze più affermate ed importanti, come i grandi sindacati e i grandi partiti della sinistra, che surrogavano le battaglie per i diritti dei cittadini nel nostro Paese. Contemporaneamente si iniziava però a sviluppare un contesto sociale molto attento ai diritti dei cittadini (numerose analisi, studi). Alla lotta di classe si è sostituita la lotta per ampliare i diritti di classe individuali e collettivi dei cittadini. In questo senso un ruolo molto importante va riconosciuto all’Europa, con le sue direttive. Potremmo dunque individuare come elementi fondamentali nello sviluppo del consumerismo italiano due cose: da un lato, la società che si è modifica, aiutata anche dalle direttive europee, dall’altro, tutti i fatti che si sono succeduti nel decennio successivo. Penso a fatti concreti, dalle tariffe delle RC Auto ai servizi finanziari a tutti servizi pubblici, al turismo, alle questioni agroalimentare, alla Bse, fino alla diossina. Ecco la convergenza di tutte queste concause ha determinato e determinerà nel futiro, a mio avviso, anche alla luce della gravissima crisi finanziaria che stiamo attraversando, il consumerismo nel contesto internazionale e nel contesto nazionale.

Come associazione quali sono i principali obiettivi raggiunti in questi 20 anni e quali quelli che vi prefiggete per i prossimi venti?

Ad oggi abbiamo raggiunto dei risultati importanti. Una delle più belle pagine del consumerismo nel nostro Paese è rappresentata dala battaglia sui mutui usurari che abbiamo portato avanti e vinto. Sempre sui mutui è da ricordare l’impegno nell’abbattimento delle penali sui mutui, le cosiddette lenzuolate Bersani avevano infatti consegnato alle associazioni dei consumatori un ruolo erga omnes in questo senso. Sulla politica dei prezzi, delle tariffe, invece, nonostante abbiamo messo in campo molte iniziative non siamo riusciti a raggiungere risultati significativi. L’obiettivo che ora ci prefiggiamo è molto ambizioso: vogliamo entrare in tutti i campi del consumerismo. Per Federconsumatori, infatti, non c’è limite al territorio, ai settori, al campo su cui intervenire. Attualmente stiamo lavorando su obiettivi di prospettiva nel settore sanitario e nel settore dei consumi ricreativo-culturali. Naturalmente poi sono obiettivi essenziali le leggi, le direttive e la class action. Credo che per ottenere questi risultati sia necessario che le associazioni dei consumatori possiedano tre caratteristiche essenziali: autonomia, ambivalenza e radicalità delle posizioni. Quest’ultima non significa non andare a conciliazione per soluzianare certi problemi, anzi, noi intendiamo la conciliazione uno degli strumenti più importanti per portare a casa i risultati. La radicalità piuttosto dobbiamo metterla in campo quando ci sono diritti fissati sui cittadini. Infine, a queste caratteristiche va aggiunta quella fondamentale di una vera, reale rappresentatività delle associazioni.

Per il ventennale un ospite d’eccezione sarà Erin Brockovich, come è nata questa scelta?

Abbiamo deciso di affrontare il tema della class action facendoci raccontare dai protagonisti che concretamente hanno operato la propria esperienza piuttosto che dal punto di vista della definizione legale dello strumento. Vogliamo consegnare un esperienza importante per trarne anche dei buoni consigli. Inoltre, in occasione del ventennale è previsto anche una tavola rotonda di persone che operano tutti nel sociale e nella politica che daranno un contributo a definire in prospettiva i ruoli che le associazioni dei consumatori dovranno assumere.

Cosa ne pensa della class action e degli ulteriori ritardi che potrebbero verificarsi?

Noi amavamo già la prima stesura della class action. Seppur consci dei limiti che aveva, sapevamo che metterci mano equivaleva a consegnare agli avversari della class action la possibilità di contrastare o modificare. Sono molto timoroso che non venga fatta fare l’applicazione e comunque che ci siano dei rimaneggiamenti che non ci piacciono come, ad esempio, quello della retroattività.

In conclusione, qual è la sfida che vorrebbe riuscire a vincere?

Quella di mettere insieme un po’ di associazioni di consumatori in una grande federazione o in una grande confederazione che sappia rispondere ai problemi con maggiore competenza e professionalità e che finalmente facesse cancellare quelle battute che ogni tanto ci fanno: "siete troppi". Cosa significa essere troppi? Non si è mai troppi nella difesa dei cittadini, il problema reale è costruire una vera associazione con competenza, professionalità, presenza sul territorio. Poi quelli che si pongono questa domanda sanno benissimo quali sono le associazioni che intervengono, hanno un ufficio stampa, hanno rapporti con i cittadini. Ecco vorrei eliminare una volta per tutte quella battuta: ‘siete troppi nel tessuto sociale ed economico del nostro Paese’.

Di Laura Muzzi

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